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Commenti CdT | Editoriale -  31 gen 2012 05:00

Gottardo, votazione con molte incognite

Di GIANNI RIGHINETTI - Votare o non votare? È questo il dilemma con il quale è confrontato da un paio di mesi il Consiglio di Stato sotto la pressione di molteplici sollecitazioni e interrogativi, ma anche dubbi, sull’efficacia di una chiamata consultiva per sentire il polso dei cittadini, per capire qual è il parere su un tema viario che divide l’opinione pubblica e fa scorrere fiumi d’inchiostro: la galleria autostradale del San Gottardo.
L’ipotesi di una chiamata alle urne, finora, è stata oggetto più di valutazioni dei singoli consiglieri che di un approfondito confronto nel collegio governativo. Segno che siamo ancora in fase preliminare, ma presto il quesito dovrà trovare una risposta e, nel caso prevalesse la posizione «votazione sì», bisognerebbe stabilire quale domanda porre ai ticinesi. Semplice? Per nulla.
Per inquadrare la questione occorre considerare la controversa storia della galleria lunga 17 chilometri che collega Nord e Sud della Svizzera, ma anche dell’Europa. Quella del San Gottardo è un’opera incompiuta: negli anni 60-70 la Confederazione aveva messo in appalto un tunnel con due corsie per ogni direzione di marcia. E infatti basta guardare il portale sud, ad Airolo: le sagome in calcestruzzo sono due, ma una è cieca. A chiudere un occhio fu la politica, per motivi di risorse finanziarie. Scelta miope che a cascata ha trascinato problemi su problemi fino ai giorni nostri. Ora, come noto, la necessità di interventi di manutenzione straordinaria dell’unica canna costruita allora, prefigura uno scenario da incubo: la chiusura della galleria per 900 giorni. Un’ipotesi che un Consiglio federale responsabile e realmente attento al federalismo avrebbe dovuto stoppare immediatamente. Si tratta della classica proposta da rispedire al mittente.
Dall’annuncio, nel dicembre 2010, è passato oltre un anno, ma il tempo trascorso non ha permesso di fare chiarezza e di dissipare tutti i dubbi. Nelle prossime settimane della questione del tunnel del San Gottardo si occuperà anche la Commissione dei trasporti del Consiglio degli Stati mentre una delegazione del Consiglio di Stato andrà un’altra volta a Berna per dire la sua. Ossia un deciso no all’isolamento del Canton Ticino. La politica cantonale cercherà di mettere sotto pressione l’autorità federale.
Nel frattempo c’è chi è solleticato dall’idea di chiedere un sì o un no alla popolazione. Ma a rendere più difficoltosa l’eventuale votazione, puramente consultiva, quindi non vincolante per nessuno, contribuisce in maniera importante il no al controprogetto all’Iniziativa Avanti dell’8 febbraio 2004 da parte del 55,7% dei votanti ticinesi. Una decisione che pesa come un macigno, unitamente a quella dell’Iniziativa delle Alpi di dieci anni prima, quando il 63,8% disse no all’eventuale secondo tunnel con veto costituzionale.
Per programmare una chiamata alle urne occorre definire che cosa chiedere. E questo è già un ostacolo di non poco conto. Ogni possibile quesito nasconde un’insidia: dire «volete il completamento del San Gottardo?» oppure utilizzare il termine «raddoppio» significa dare due sensi e altrettante chiavi di lettura. Ogni altra formulazione porterebbe a interpretazioni giocoforza preliminari allo scontro tra fronti da sempre agguerriti quando si parla di tunnel del San Gottardo. La politica però non si potrà fermare davanti a questa difficoltà. Toccherà al Governo, qualora optasse per una chiamata alle urne, trovare la formula più equilibrata possibile dell’interrogativo.
Ma ancora più importante è far presente ai cittadini che nell’urna non metteranno altro che un desiderio o un’esortazione. Non tanto nei confronti del Consiglio di Stato, all’interno del quale c’è una chiara maggioranza favorevole a una soluzione che migliori la sicurezza all’interno del tunnel senza per forza aumentarne la capacità, quanto del Consiglio federale. Attenzione però a non coltivare illusioni. Berna non muore di certo dalla voglia di investire nel tunnel del San Gottardo e i Cantoni della Svizzera centrale, come quelli romandi, non assegnano alcuna priorità al tunnel. Inoltre c’è il recente no della popolazione urana che in caso d’incertezza verrebbe risuscitato come arma contro ogni soluzione razionale, per quanto dispendiosa possa essere. Meglio togliersi dalla testa che un eventuale sì della popolazione ticinese sia in grado di far cambiare decisamente rotta alla Confederazione. Per contro, un Consiglio federale già scettico non mancherebbe di cogliere al volo un segnale negativo da parte dei nostri concittadini. Sembra si possa concludere che un sì e un no non godrebbero di pari opportunità. Anche se il Consiglio di Stato promuovesse una consultazione, al massimo potrebbe tentare di far valere il segnale (se fosse in linea con la sua posizione) nei confronti di Berna. Nel caso contrario non gli resterà che arrendersi all’evidenza. Ma votare senza poter realmente decidere per il cittadino non è una bella cosa.

31.01.2012 - 05:00
Gianni Righinetti
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