

di FABIO PONTIGGIA - Diversi Comuni hanno deciso in queste settimane interventi di aiuto ai pensionati per il pagamento dei premi di cassa malati del 2012. Generalmente, questo sussidio aggiuntivo è destinato solo agli anziani (e agli invalidi) che percepiscono una prestazione complementare dell’AVS/AI. Si tratta di una misura d’emergenza e provvisoria (limitata di regola ai primi sei mesi di quest’anno) che rimedia alle conseguenze negative del nuovo sistema dei sussidi entrato in vigore sul piano cantonale. Ma lo fa solo in parte e in misura discriminatoria.
Di fatto, questi sussidi comunali aggiuntivi creano due categorie di assicurati anziani: una di serie A (quella di chi riceve le prestazioni complementari) e una di serie B (quella degli anziani che non hanno le PC e devono cavarsela con la sola rendita dell’AVS). Va poi aggiunto che tra chi sta in serie A si creano pure differenze di trattamento: non tutti i Comuni hanno infatti la volontà politica o la possibilità finanziaria di realizzare l’aiuto supplementare, per cui può accadere che anziani e invalidi, con la complementare AVS/AI e che si trovano nella stessa identica situazione, subiscono in pieno o non subiscono per niente le conseguenze del nuovo sistema a dipendenza del Comune in cui sono domiciliati.
La discriminazione più palese, quella che verosimilmente ha una maggiore incidenza economica sul singolo assicurato, è tuttavia generata, come detto, dalla scelta di aiutare solo i beneficiari di prestazioni complementari.
La causa dei problemi è la concomitanza tra l’entrata in vigore del nuovo sistema di calcolo dei sussidi (che si basa sul reddito disponibile e non più sul reddito imponibile), il plafonamento – fissato dalla Confederazione – del premio riconosciuto a carico delle prestazioni complementari (per la maggior parte degli assicurati in Ticino, quelli della regione 1, il tetto è 412 franchi mensili: chi ha un premio effettivo superiore deve pagare la differenza di tasca sua) e il ritardo con cui il Cantone ha informato gli assicurati, un ritardo che ha vanificato la possibilità di cambiare cassa malati, optando per una che abbia un premio inferiore o uguale al limite fissato da Berna. Nei Comuni che hanno deciso di intervenire, la differenza viene coperta dal sussidio comunale fino al 30 giugno, in modo che gli assicurati abbiano il tempo per scegliere una cassa meno cara dal 1. luglio.
Per chi non ha la complementare AVS/AI (ed è quindi già svantaggiato quanto a copertura dei costi sanitari) non vi è invece alcun salvagente. Ma sono proprio questi gli anziani maggiormente penalizzati dal cambiamento di sistema. In particolare – come è già stato rilevato più volte dal nostro giornale – sono pesantemente colpiti i pensionati che hanno una sostanza, soprattutto la casa in cui abitano. Al reddito derivante magari dalla sola rendita semplice dell’AVS, dal 1. gennaio viene aggiunta, quale reddito aggiuntivo, una quota della sostanza calcolata senza più la franchigia d’esenzione che era prima riconosciuta. Questo fa sì che l’assicurato pensionato sulla carta abbia un reddito nettamente superiore a quello che realmente percepisce e soprattutto a quello che gli veniva calcolato fino al 31 dicembre scorso, sebbene la sua situazione effettiva non sia mutata di una virgola. Ma anche chi abita in affitto è penalizzato. Al «Corriere» è stato segnalato l’ennesimo caso. Anziana (classe 1918) che vive sola in un appartamento e che quale unica entrata ha una rendita AVS di 1.826 franchi mensili. Premio 2012: 473,90 franchi al mese. Il sussidio è stato ridotto dai 319,15 franchi mensili del 2011 a soli 193 franchi. L’anziana non ha diritto alla complementare AVS perché nel lontano 1988 donò ai figli un terreno: una quota (superiore) della sostanza allora ricavata viene tuttora conteggiata in aggiunta al reddito. Non è un caso isolato. Perdere più di 120 franchi al mese su una rendita di 1.826 è dura. Eppure per questi anziani non è stato attuato alcun rimedio. Sono anziani di serie B.
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