

di GIANNI RIGHINETTI - In Ticino impazza il carnevale, quello celebre di Rabadan a Bellinzona, mentre altri sgomitano per farsi spazio sulla scena cantonale tra capannoni, risotto, luganighe e coriandoli. Fino al prossimo fine settimana, quando colori e suoni coinvolgeranno la Capriasca e Biasca. Poi calerà il sipario. Il carnevale: è un periodo di allegria e spensieratezza, durante il quale tutto pare essere lecito perché a fare da cappello a sfilate e veglioni c’è una parola magica, inattaccabile, quasi sacra: la satira. Ridere e scherzare diventa un dovere: fa sempre piacere poi a chiunque quel tocco di autoironia che aiuta a sdrammatizzare la routine quotidiana che ci porta a prenderci, non di rado, un po’ troppo sul serio. Benvengano il carnevale, la voglia di evadere per un po’ dalla routine e l’indispensabile divertimento. Tutto cambia, però se, sullo sfondo, ricompare, in modo marcato e preoccupante il binomio giovanissimi-alcol. Un problema al quale il Corriere del Ticino ha dedicato diversi articoli evidenziando abitudini poco sane sempre più in voga tra le più giovani generazioni. Malvezzo che non risparmia il carnevale. La prova?
Metti di trovarti una sera (venerdì sera per l’esattezza) per un paio d’ore al Pronto soccorso dell’Ospedale regionale di Bellinzona (per questioni extracarnevalesche): il quadro che si presenta è preoccupante. Detto dell’impegno e della dedizione che gli infermieri di turno dedicavano ad ogni paziente, ci ha colpito il continuo viavai di ragazzini e ragazzine in maschera in uno stato chiaramente alterato. Arrivare in un Pronto soccorso ospedaliero e imbattersi in un agente di sicurezza in servizio per piantonare l’entrata colpisce. Ed ecco la prima domanda: come è possibile che prima di essere soccorsi si renda necessario passare un filtro di sicurezza? Ormai i servizi di sicurezza garantiti dalla polizia o da agenzie private sono la norma e rispondono al generale bisogno di schierare polizia ovunque, anche alla luce del derby di hockey giocato sempre venerdì sera: alla Valascia, per 2.637 spettatori (ma quanti di questi erano potenzialmente teppisti?) è stato scomodato un corposo contingente della polizia cantonale.
Ma torniamo al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Gli infermieri parlano a voce bassa tra loro e confermano una nostra sensazione: nella sala d’aspetto ci sono in prevalenza minorenni. Allora è necessario interpellare i genitori per informarli della situazione ed invitarli ad assumere le loro responsabilità. «I miei genitori lo verranno a sapere?».
Una nota dolente per i giovani presenti, al punto che uno di loro, avuta risposta affermativa alla domanda (non si tratta assolutamente di uno sfizio del personale, ma di un obbligo giuridico), si ribella. Un altro se la svigna. In poco tempo la sala si svuota, dei giovani che indossavano maschere colorate e fantasiose rimane solo un odore acre, frammisto di birra e vino. Ma il ricambio è presto garantito dall’arrivo di due ragazzine (s)vestite da carnevale. La notte è ancora lunga. All’uscita salutiamo l’agente: «Buon lavoro». Accenna un sorriso. All’entrata c’è già una nuova ambulanza in arrivo da un carnevale. Lungo il viale che conduce all’Ospedale notiamo i fuggitivi. Un altro gruppetto di ragazzini arranca verso il Pronto Soccorso.
Se i giovanissimi hanno accesso alle bibite alcoliche significa che c’è chi le vende o che loro hanno modo di procurarsele con sotterfugi di vario genere. La seconda ipotesi è difficile da smascherare, mentre per regolare la prima la legge parla chiaro: in Ticino bibite alcoliche possono essere vendute solo a maggiorenni. Nelle scorse settimane un test nazionale effettuato dall’Unione petrolifera addebitava al Ticino un poco invidiabile titolo: maglia nera nella vendita di bevande alcoliche ai minorenni nelle stazioni di servizio.
Nel 43% dei casi il giovane che si è presentato alla cassa con una birra o una bottiglia di vino non ha incontrato ostacoli. Ora, essendo inverosimile che il gomito alzato dei giovani al carnevale debba essere addebitato ai benzinai, non resta che domandarsi: chi vende alcolici ai minori ponendosi nell’illegalità? E chi vigila? Si obietterà che controllare al bancone di un capannone dove la birra scorre a fiumi non è semplice. Vero, ma quando si mira a fare quadrare i conti o incrementare gli incassi, magari con un pin d’entrata, il sistema per mettere in colonna e controllare chi deve il tributo lo si trova, lo si deve trovare. Ieri pomeriggio il Viale della stazione di Bellinzona (vedi pagine 12 e 13) si è vestito a festa per il tradizionale corteo seguito da migliaia di persone, in particolare famiglie. Questa è la faccia gioiosa e sana del carnevale, l’altra (quella degli abusi) è decisamente meno positiva e può lasciare il segno, in maniera indelebile, sulla salute di tanti giovani e su quella di persone travolte dall’effetto di una notte di bagordi. Una brutta maschera che sarà sempre più difficile togliersi anche a carnevale finito.
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