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Commenti CdT | Editoriale -  9 lug 2012 05:05

Il tramonto dell'asse Berlino-Parigi

di GERARDO MORINA - Il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel si sono incontrati ieri nella cattedrale di Notre Dame a Reims esibendo sorrisi di circostanza e un abbraccio di rito. Ma l’organo della cattedrale, abituato ad intonare marce nuziali, è rimasto muto. E giustamente, dal momento che la coppia non era certo lì per celebrare una loro unione (della quale, anche volendo, non esisterebbero i presupposti), ma semplicemente per partecipare alle celebrazioni dei 50 anni della riconciliazione franco-tedesca. Sul rapporto positivo con la Merkel il predecessore di Hollande, Nicolas Sarkozy, aveva giocato una lunga partita, cercando di trarne anche un personale vantaggio politico, al punto che si era parlato lungamente di un asse franco-tedesco. Ma ora quest’asse non esiste più.
L’Unione europea è ormai diventata troppo estesa per essere retta semplicemente dall’accordo fra i due Paesi più grandi. Nel suo modo di agire, caro in particolare ai principi del partito socialista cui appartiene, Hollande si sta dimostrando molto nazionalista e poco europeo e i programmi economici da lui attuati rischiano di portare la Francia nella direzione opposta rispetto a quanto richiede Bruxelles. Così, le differenze venutesi a creare sul piano pratico fra lo stesso Hollande e la Merkel non fanno che ampliarsi. Al punto da avere ormai aperto un campo di gioco in cui abilmente si è inserito il presidente del Consiglio italiano Mario Monti.
Dopo il vertice bilaterale svoltosi giorni fa a Roma, Monti e la Merkel hanno fatto di tutto per dimostrare di avere una naturale affinità, di condividere gli stessi valori e gli stessi obiettivi e di giocare una partita comune. Il premier italiano, che ha sempre detto di non sapere parlare tedesco (anche se durante la conferenza stampa non indossava l’auricolare per la traduzione)ha volutamente inserito nelle sue dichiarazioni termini come Binnenmarkt e Soziale Marktwirtschaft. Con questi termini Monti ha voluto indicare esplicitamente la condivisione di una comune scuola di pensiero economico e sociale, facendo riferimento ai due pilastri rappresentati da Luigi Einaudi e Ludwig Erhard. Certo è che dopo il recente vertice dell’Unione europea a Bruxelles si è capito che per uscire dall’attuale crisi della moneta unica, gli sforzi non potranno essere fatti solo dai Paesi economicamente più fragili.
Anche il colosso tedesco dovrà pertanto concedere qualcosa, altrimenti la stessa Germania verrà risucchiata dalla crisi. «Se a lungo andare i nostri vicini europei non staranno bene, neanche la Germania starà bene. Il quaranta per cento delle nostre esportazioni sono in Europa», sono state le parole pronunciate a Roma, e considerate innovative rispetto al passato, dalla cancelliera tedesca dopo il vertice con Monti. Anche perché – e qui si registra un altro punto di forza di quello che si può ormai considerare un vero e proprio asse tra Roma e Berlino – Germania e Italia,ha ribadito la cancelliera, «sono i Paesi più disposti ad una condivisione di sovranità in ambito europeo se questo vuol dire avere strumenti di politica economica più efficaci».
Sintonia tra i due, perchè no, ma, al di là di quello che potrebbe essere solo un intento politico-mediatico, nessuno si nasconde che, almeno da parte della Merkel, ci sia una precisa strategia politica. La Germania è molto esposta verso Roma, sia come mercato esportativo, sia come debito pubblico. Per questo la cancelliera vuole fare leva sull’Italia, considerata oggi il più virtuoso dei Paesi «peccatori», per ristabilire l’equilibrio in Europa.
Inoltre, se è vero che cultura e linguaggio possono essere in perfetto accordo (e Monti e la Merkel lo sono, facilitati anche dalla comune provenienza accademica) non è detto che strumenti e obiettivi possano essere in pratica condivisi in una costruzione come quella dell’area euro in cui il peso delle rispettive politiche nazionali crea una diseguaglianza con le decisioni comuni. Se a Bruxelles Monti ha allargato le maglie dell’Unione, è la Merkel che s’è assunta la maggiore responsabilità politica, con tutto ciò che ne discende per il suo Paese. Per lei (ma anche, pur in circostanze diverse, per Monti), la clessidra scandisce i giorni verso il voto del 2013.
Non va infatti dimenticato che nel caso della cancelliera i margini di manovra sono limitati non solo dalla Corte costituzionale ma anche dal Partito liberale che è parte decisiva della sua maggioranza. Ce n’è abbastanza per concludere che l’idillio Monti-Merkel non sarà probabilmente perenne, ma variabile. Non a caso Goethe non attribuisce un lieto fine alle sue «Affinità elettive». Come nel romanzo ottocentesco non è quindi escluso che, accomunata da futuri eventi avversi, della coppia italo-tedesca si dovrà dire un giorno solo questo: si erano tanto amati.

9.07.2012 - 05:05
Gerardo Morina
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