

di GIANNI RIGHINETTI - Nel 2005 il Cantone e i Comuni avevano aperto un cantiere per dare forma al progetto «Flussi e competenze», promettendo già per l’anno successivo i primi risultati. Ma così non è stato e, stancamente, le parti hanno mantenuto in vita la loro creatura fino al 2008, senza mai dichiararne ufficialmente il fallimento. Così, un po’ per orgoglio e un po’ per la necessità di mantenere un contatto, hanno poi ribattezzato il tutto con «piattaforma di dialogo». Ma è stato solo un semplice maquillage. E i fatti lo dimostrano.
L’autunno 2012, complice le ferie estive che hanno mandato in letargo per il prossimo mesetto la politica, è ormai dietro l’angolo e un nuovo scontro tra i due livelli istituzionali in vista del Preventivo del prossimo anno non può essere per nulla escluso. Insomma, gli anni passano, i Governi cambiano, ma le tensioni tra Cantone e Comuni non tendono a stemperarsi. Alla memoria torna sempre il 2005, quando si rischiò la frattura vera e propria tra Cantone e Comuni. Questi ultimi erano pronti ad impugnare lo strumento referendario (sarebbe stata una prima) per combattere gli aggravi riversati su loro dal Consiglio di Stato.
Ma non si creda che i due sappiano solo litigare: in alcune occasioni il sostegno reciproco non è mancato. In questo senso celebre fu la levata di scudi a braccetto di entrambi i contendenti nel 2008 contro l’iniziativa popolare della Lega dei ticinesi «Per una politica fiscale più vicina alla gente» che avrebbe privato le casse degli uni e degli altri di parecchi milioni. Fu, è quasi inutile ribadirlo, un gioco di squadra finalizzato al mantenimento del proprio gettito d’imposta, minacciato dal pesante pacchetto di riduzioni della fiscalità a beneficio del portamonete del cittadino-contribuente.
Il litigio tra Governo e Comuni in prossimità del varo dei preventivi è uno di quei tormentoni che la politica cantonale presenta ogni anno e che si fa più acido entro l’autunno.
Lo scontro c’era stato anche nel 2011, quando, un po’ in sordina e all’ultimo minuto (forse speculando sulla comprensione dei Comuni nei confronti di un Governo mutato nella misura di 3/5 solo pochi mesi prima) l’Esecutivo aveva confezionato una proposta di riequilibrio della spesa sociale: una modifica della chiave di riparto che avrebbe alleggerito gli oneri del Cantone per 40 milioni di franchi grazie ad un’operazione di ribaltamento. Una proposta che alimentò tensioni; volò anche qualche parola non proprio «politically correct». Non solo da parte di Giuliano Bignasca, avvezzo a sparare sul Governo (indipendentemente dal numero dei suoi uomini all’interno dell’Esecutivo), ma anche da Giorgio Giudici che si espresse con toni perentori: «È veramente una porcheria politica che serve solo ad esasperare gli animi. Se si vuole continuare su questa strada, la città non si tirerà certo indietro e in ogni caso non siamo disposti ad essere taglieggiati in questo modo. Non siamo gli unici a pensarla così. Il metodo di lavoro è diventato inaccettabile». E la direttrice del DFE Laura Sadis, esponente PLRT come il sindaco di Lugano, affermò: «O ci aiutano o non resta che aumentare le imposte». Dichiarazioni da muro contro muro, seguite dalla diserzione luganese ai successivi incontri messi in agenda dal Consiglio di Stato per tentare di smussare un po’ gli angoli. Poi, a dicembre, la proposta di compromesso, limitata a 20 milioni per il primo anno, venne cancellata dalla Commissione della gestione e tutti si promisero collaborazione reciproca in vista del 2013. Detto, ma non fatto.
In effetti la piattaforma si è riunita solo un paio di volte e il Cantone si è già detto determinato ad inserire nel Preventivo 2013 un rientro di 20 milioni di franchi dai Comuni.
Si ha l’impressione che un nuovo anno sia andato perduto e che per l’ennesima volta le buone intenzioni non abbiamo trovato riscontro pratico. Quanto detto di recente da Manuele Bertoli, ovvero che «il confronto si farà aspro» non lascia presagire nulla di buono. Siamo alle prime avvisaglie di tempesta in vista di quello che sta diventando il classico scontro di metà ottobre.
Non si tratta di identificare un colpevole assolvendo a pieni voti il secondo, ma di constatare che il gioco dello scaricabarile non può durare all’infinito. Il 2012 difficilmente sarà l’anno della riappacificazione: i politici luganesi e i loro partiti di riferimento si preparano alle elezioni del prossimo aprile che potrebbero produrre un effetto domino delle poltrone più calde sull’asse Bellinzona-Lugano. Difficilmente i politici della città andranno a caccia di voti mostrandosi accondiscendenti con il Cantone, ma tutti vorranno smarcarsi il più possibile, forti dei 28 milioni di franchi che ogni anno vengono già versati al fondo di livellamento, rilanciando la proposta di ridurre questo contributo a favore dei Comuni finanziariamente meno forti, rifiutandosi nel contempo di fornire al Cantone nuovi mezzi finanziari prima che da Palazzo delle Orsoline giunga un chiaro, ed inequivocabile, piano per risparmiare senza artifici contabili.
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