

di FABIO PONTIGGIA - La drammatica diminuzione dei turisti che scelgono il Ticino per trascorrervi alcuni giorni di vacanza acuisce le frizioni all’interno della complessa organizzazione turistica cantonale. Si risolverà e – se sì – come si risolverà il conflitto che viene da lontano (cfr. editoriale dell’11 luglio scorso)?
La politica turistica nel nostro cantone è attuata da un ente cantonale e undici enti locali. Complessivamente, questo apparato può contare su poco meno di un centinaio e mezzo di dipendenti e su quasi un centinaio di consiglieri di amministrazione. Le risorse a disposizione degli enti, provenienti da diverse fonti, sono prossime ai trenta milioni di franchi all’anno. Nei periodi d’oro (quando molti imprecavano contro il turismo di massa e contro le «orde di nordici» che calavano al sud delle Alpi) l’organizzazione turistica supportava, nel senso più ampio del termine, circa tre milioni e mezzo di pernottamenti nei nostri alberghi, oggi crollati a due e mezzo. Alcuni enti turistici locali si sono uniti. Per due di essi l’aggettivo locale è un vestito molto stretto: Lugano Turismo e l’ET del Lago Maggiore sono di fatto enti di rilevanza regionale. Quanto a tasse turistiche, il secondo supera addirittura per introiti l’ente cantonale.
La legge attribuisce competenze diverse a questi attori istituzionali: fondamentalmente, all’ETT spetta l’elaborazione della politica turistica cantonale e la promozione delle destinazioni (marketing), mentre agli enti locali spetta il servizio al turista (informazione, assistenza, animazione dell’offerta). La legge prevede naturalmente una stretta collaborazione tra l’uno e gli altri, ma la suddivisione dei compiti, almeno sulla carta, è chiara.
Le difficoltà con cui il turismo in Ticino è oggi confrontato (la diminuzione dei pernottamenti fa perdere entrate agli enti) e la crescente importanza dei due grandi enti locali hanno portato al pettine il nodo irrisolto della struttura organizzativa, acuendo, come detto, un conflitto che viene da lontano. Lugano e Lago Maggiore (cioè soprattutto Locarno e Ascona) non sono disposti a fungere semplicemente da sportelli per i turisti che arrivano nei loro comprensori, ma vogliono avere un ruolo strategico e soprattutto impostare e curare loro la promozione delle rispettive destinazioni sul mercato nazionale e internazionale. Per fare questo in modo efficace esigono più risorse finanziarie, che andrebbero tolte all’ente cantonale e travasate nelle loro casse.
Alla base di questa posizione, al di là dei personalismi e delle ambizioni di potere, sta il ragionamento secondo cui in Svizzera, in Europa e nel mondo, turisticamente parlando non si promuove un poco conosciuto marchio Ticino, ma si vendono nomi noti come Lugano, Locarno, Ascona, Morcote eccetera. L’ETT evidentemente fa anche questo, ma i due grandi enti locali ritengono di poterlo fare meglio e quindi non vogliono più essere eccessivamente limitati e condizionati da una politica turistica centralizzata, soprattutto sul fronte della promozione.
Questo è il nocciolo della questione. Che sul piano istituzionale porta con sé queste domande: cosa accadrebbe il giorno in cui anche gli altri enti turistici locali, quelli più piccoli, dovessero unire le forze, semplificando la struttura organizzativa? Dovessimo arrivare ad avere quattro grandi enti «locali» (Mendrisiotto, Lugano, Bellinzonese e valli, Lago Maggiore e valli), avrebbe ancora senso l’esistenza di un ente cantonale? È pensabile che quattro grandi ETL si limitino a svolgere compiti di servizio al turista, senza avere la responsabilità, in prima persona, della strategia e della promozione? E se no, è sostenibile un ente cantonale svuotato delle competenze strategiche e promozionali? A quel punto, non sarebbe più efficace (e meno dispendioso) tagliare la testa al toro e sciogliere il nodo: fare quindi anche l’ultimo passo, cioè arrivare ad un unico ente turistico per l’intero Ticino con singoli uffici per l’assistenza in loco ai turisti (progetto elaborato nel 1993 ma affossato dalle opposizioni subito emerse), oppure dare tutto in mano ai quattro grandi enti e recitare il de profundis per l’ente cantonale? Dalla nuova legge, che il Governo ha promesso al Parlamento per il 2013, si attendono le risposte.
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