Cultura e spettacoli La fattoria degli animali Tempo Libero Motori Cinema Eureka Gossip Film Festival Parliamone Piazza del Corriere Primo Piano Dal giornale Sondaggi Web
Due stadi per il TicinoScudo e AmnistiaElezione CFElezioni cantonaliElezioni FederaliElezioni comunali 2012
Emergenze Pronto soccorso Ospedali Cliniche
Meteo Infostrada Agenda Cinema Oroscopo Farmacie di turno Comunica con noi
Offerte Concorsi Iniziative Salute Album fotografico
Impiego Immobiliari Veicoli Generici Annunci Extra
Tariffe Acquista singola edizione Nuovo Modifica Sospensione Scrivici Pass.Dimenticata
Commenti CdT | Editoriale -  29 lug 2009 05:01

USA-Cina, il dialogo del XXI secolo

Obama: nessun Paese può affrontare solo le nuove sfide

di GERARDO MORINA - Ancora una volta la diplomazia USA ha fatto leva sullo sport per aprirsi un varco nei rapporti con la Cina. Nel 1971 la squadra di ping pong americana ricevette un invito dagli avversari della Repubblica Popolare Cinese per visitare la Cina. L’evento costituì un momento di distensione nelle relazioni tra Washington e Pechino, che un anno dopo aprì la via alla storica visita del presidente Richard Nixon su suolo cinese. Oggi, nell’incontro di due giorni che si è svolto a Washington con una nutrita delegazione cinese, il presidente Obama ha lanciato la «diplomazia del basket» ispirandosi a Yao Ming, il cestista di Shanghai alto 2,29 metri, acquistato nel 2002 dagli Houston Rockets e diventato uno dei volti più conosciuti della pallacanestro americana.
Se l’avvicinamento tra Nixon, Mao Tse Tung e Chou En-lai fu realizzato soprattutto in funzione antisovietica, oggi l’approccio diplomatico nasce da necessità storiche. «Nessun Paese» – ha detto Obama – «può da solo affrontare le sfide del nuovo secolo». Ha aggiunto il presidente americano: «Abbiamo interessi in comune e se li gestiamo attraverso la cooperazione, i nostri popoli e il mondo intero se ne avvantaggeranno». Interessi che vanno realisticamente letti in termini di pura convenienza reciproca. Washington ha bisogno di Pechino come non mai. La Cina ha praticamente acquistato il debito americano di 800 miliardi di dollari in titoli del Tesoro, riconoscendo il ruolo fondamentale dell’America nell’economia globale. Inoltre, a cinque mesi dal prossimo vertice sul clima di Copenaghen in cui si delineerà la strategia mondiale contro il cambiamento climatico, gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati e la Cina potrebbe diventarlo. E non è un caso che Obama abbia aperto il dialogo economico-strategico di Washington parlando appunto di clima. Stati Uniti e Cina sono infatti i più grandi inquinatori del pianeta, le emissioni non conoscono frontiere e nessuna politica dell’ambiente può essere d’altro canto fatta senza uno dei due Paesi. Infine, Washington sa perfettamente che senza la Cina non potranno essere adottate sanzioni più rigide contro Teheran al summit del G20 in programma in settembre a Pittsburgh. Dal cambiamento climatico, alla proliferazione nucleare (che oggi vuol dire far i conti con i programmi atomici non solo dell’Iran ma anche della Corea del Nord); dalla campagna per sradicare il terrorismo alle emergenze umanitarie come il Darfour: in tutto ciò può svolgersi quel dialogo strategico che anche per Pechino riveste un valore determinante. Infatti, proprio attraverso tale dialogo con l’America, la Cina, la cui influenza globale è ancora limitata, intravede la prospettiva di poter elevare il suo status sulla scena mondiale. Ma la stessa impostazione del dialogo, perlomeno dal punto di vista politico-strategico (perché la riunione di Washington ha anche avuto un’impronta fortemente economica) comporta parallelamente la necessità di improntare un rapporto estremamente pragmatico, tale da rispondere a priorità assolute e da mettere quasi in sordina tutto ciò che può spiacere al nuovo alleato. A Washington Obama non ha nascosto le perduranti tensioni tra le due potenze, citando il problema del «rispetto della religione e della cultura di tutti i popoli e il diritto alla libertà d’espressione, anche per le minoranze etniche e religiose in Cina». Tali tensioni non scompariranno di punto in bianco ma il Dialogo impone che ogni polemica venga affrontata d’ora in poi nell’ambito di relazioni più strette e di un G2 valido a tutto campo.

29.07.2009 - 05:01
Gerardo Morina
di MORENO BERNASCONI - La Commissione del Consiglio degli Stati ha rinunciato ieri a pronunciarsi sul risanamento... Leggi
di ALFONSO TUOR - L’Europa è di fronte a un bivio: o la Germania accetta in qualche modo di farsi carico di... Leggi
di LINO TERLIZZI - Se si misura quanto accaduto ieri all’interno del quadro dei rapporti internazionali della... Leggi
di GIANNI RIGHINETTI - La decisione del Consiglio di Stato di togliere dal freezer i 28,4 milioni di franchi dei... Leggi
di FABIO PONTIGGIA - Un pasticciaccio brutto che rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol, con la perdita... Leggi
di GIOVANNI BARONE-ADESI - Le elezioni di domenica in Francia, Grecia e Italia han­no mostrato un notevole di­stacco... Leggi
Di Giovanni Galli - Di tanto in tanto l’elezione del presidente del Gran Consiglio diventa l’occasione per... Leggi
di LINO TERLIZZI - L’esito delle scadenze elettorali di questi giorni in alcuni Paesi europei, soprattutto in... Leggi
di GERARDO MORINA - In quelle che erano considerate le elezioni più imprevedibili del Dopoguerra e le prime dal... Leggi
METEO
OggiDomaniSaRadar
Radar precipitazioni
Edizione del 16 maggio 2012
indiciTrendValore+/- %
SMI5872.73+0.12
cambioTrendAcquistoVendita
EUR/CHF1.1861.216
USD/CHF0.93080.9543
Materie primeTrendAcquistoVendita
GOLD CHF4645846958
petrolioTrendValore+/- %
PETROL111.7-0.09
Programma cinema
Dove
Questa sera
Lugano | Jazz Rock Pop
Trio Swing Jazz
Jazz con Betti Granati, voce; Giorgio Deleo, pianoforte; Michele Bozza, sax.
Hotel Principe Leopoldo | 20.00
Lodrino | Musical
Il Re Leone
Con la Compagnia La Tribù di Surix e il coro Vocincanto di Biasca. Regia di Chiara Scapozza.
Centro Culturale Sant'Ambrogio | 20.30
Luogo