


GSTAAD - Il regista Roman Polanski ha deciso di rompere il silenzio dopo il suo arresto a Zurigo lo scorso anno in applicazione di un mandato internazionale e del trattato di estradizione fra gli USA e la Svizzera. Lo fa con una lettera aperta che ha inviato, tramite l’intellettuale francese Bernard-Henri Lévy, al Corriere del Ticino, lettera che riproduciamo in extenso sul quotidiano domani in edicola.
"Non vi chiedo di impietosirvi sulla mia sorte - afferma Polanski - Chiedo soltanto di essere trattato equamente, come qualsiasi cittadino". Il regista afferma che "la domanda di estradizione indirizzata alle autorità svizzere è basata su una menzogna. I miei avvocati non hanno mai smesso di mettere in evidenza che ero stato tradito dal giudice, il quale aveva giurato il falso, e che avevo scontato la mia condanna. Il procuratore distrettuale aggiunto che si era occupato dell’affaire negli anni Settanta, un uomo dalla reputazione irreprensibile, conferma infatti sotto giuramento le mie dichiarazioni, il che apporta una luce del tutto nuova sulla vicenda. - scrive Polanski nella sua lunga requisitoria -. Purtroppo, "il nuovo procuratore distrettuale che chiede oggi la mia estradizione è in campagna elettorale e ha anch’egli bisogno di pubblicità, come il giudice che tanti anni fa voleva per me una nuova e più pesante condanna". "Per questa ragione - conclude il regista - non posso mantenere il silenzio più a lungo!"
"È vero: 33 anni fa mi sono dichiarato colpevole, ho scontato, nella prigione dei criminali di reati comuni di Chino, e non in una prigione di Vip, una pena che doveva ricoprire la totalità della mia condanna. Quando sono uscito dal carcere, il giudice ha cambiato idea e ha preteso che a Chino non avessi scontato l’intera condanna. È tale cambiamento radicale di posizione che ha motivato la mia partenza dagli Stati Uniti".
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