
BERNA - Almeno il 35% dei quadri dirigenti dell'amministrazione e delle aziende pubbliche bernesi devono essere donne: il consiglio comunale di Berna ha accolto ieri sera una mozione in questo senso contro la volontà dell'esecutivo cittadino, a maggioranza rosso-verde. Una «decisione storica», commenta il quotidiano della capitale «Der Bund»: mai infatti un comune svizzero si era finora espresso in favore dell'introduzione di «quote rosa». Attualmente a Berna la proporzione femminile tra i funzionari dirigenti è del 26% scarso. A promuovere la mozione è stata una coalizione di consigliere comunali in rappresentanza di un vasto spettro politico - dal partito socialista ai liberali radicali, passando per Verdi, Alternativi, Evangelici, Borghesi democratici e Popolari democratici - che ha saputo convincere la maggioranza del legislativo. I voti favorevoli sono stati 37, quelli contrari 18.
Sul fronte del «no» si sono schierate l'Unione democratica di centro e la maggioranza dei consiglieri liberali-radicali. Contrario anche il sindaco socialista Alexander Tschäppät, che a nome del Municipio ha definito il sistema delle quote uno «strumento troppo rigido». Favorevoli invece, oltre alla coalizione rosso-verde, il gruppo parlamentare formato da PBD e PPD. «La città di Berna fa da apripista: è il primo comune svizzero a introdurre quote, basate sul sesso, nell'amministrazione pubblica», ha detto al «Bund» Lea Kusano (PS), una delle sostenitrici della mozione. Le quote, dal punto di vista liberale, sono «antipatiche», ha commentato Jaqueline Gafner Wasem (PLR). La proporzione del 35% non è tuttavia «esagerata», ma «pragmatica» e «fattibile».
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