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Multe più severe per chi fa dumping

La SECO: le sanzioni siano portate da 5000 franchi fino a 30 mila

 
(foto CdT)
 
05
marzo
2014
17:16
ats

BERNA - I datori di lavoro che praticano dumping salariale dovrebbero essere multati in modo più severo. Malgrado il "sì" all'iniziativa contro l'immigrazione di massa, un gruppo di lavoro diretto dalla Segreteria di Stato all'economia (SECO) propone al Consiglio federale di rafforzare le misure di accompagnamento.

La multa in caso di violazione dei salari minimi o del diritto del lavoro dovrebbe essere portata da 5.000 a 30.000 franchi. Questa e altre misure figurano nel rapporto del gruppo di lavoro le cui conclusioni sono state pubblicate oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung"

Il gruppo di lavoro che annovera rappresentanti di Confederazione, cantoni e parti sociali era stato istituito l'estate scorsa per migliorare le misure di accompagnamento in vista dell'estensione della libera circolazione alla Croazia. Finché l'accordo di libera circolazione rimane in vigore e che l'iniziativa UDC non è stata applicata, le misure di accompagnamento, il cui scopo è di combattere gli abusi, sono ancora valide.

La maggioranza del gruppo di lavoro ha bocciato però la principale esigenza dei sindacati: facilitare l'estensione dei contratti collettivi di lavoro (CCL). In alcuni casi comunque i CCL potranno essere dichiarati di forza obbligatoria più facilmente se ciò sarà richiesto dalle associazioni dei datori di lavoro e da quelle dei lavoratori. Inoltre l'estensione dei CCL dovrebbe riguardare non solo le condizioni salariali ma anche altri aspetti, come ad esempio gli orari di lavoro.

Fra le altre proposte del gruppo di lavoro vi è quella di rendere più severe le condizioni per la notifica. Ad esempio per alcuni settori critici, come il giardinaggio, i lavoratori esteri dovrebbero notificarsi fin dal primo giorno. Le commissioni tripartite poi dovrebbero avere più mezzi a disposizione per i controlli.

L'accordo su queste proposte è stato raggiunto a fatica, secondo le indiscrezioni di stampa. Il gruppo di lavoro avrebbe voluto presentare proposte prima della votazione del 9 febbraio, ciò che non era stato possibile.

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