BERNA - La Svizzera deve alzare la voce nei riguardi del Consiglio di sicurezza dell'ONU: deve far sapere che non intende più applicare sanzioni verso persone inserite sulle «liste nere» del terrorismo, quando c'è palese violazione del diritto. Il Consiglio degli Stati ha approvato, con 28 voti a 0, una mozione in tal senso di Dick Marty contro il parere del Consiglio federale.
Nel suo atto parlamentare il «senatore» ticinese chiede al governo di comunicare all'ONU che, dalla fine di quest'anno, non applicherà più le sanzioni se le persone che figurano nelle liste del terrorismo da oltre tre anni non sono ancora state deferite alla giustizia; se non hanno avuto la possibilità di ricorrere davanti ad un'autorità indipendente; se nei loro confronti non è stata formulata alcuna accusa da un'autorità giudiziaria.
Il documento, lo ricordiamo, parte dal caso di Youssef Nada, l’ingegnere italiano di origini egiziane di 80 anni, abitante a Campione d’Italia, da anni sulla lista nera dell’ONU, con tutti gli averi e le attività bloccati. Nei suoi confronti erano state avviate due inchieste penali (una in Svizzera e l'altra in Italia), ma sia il Tribunale di Milano sia il Ministero pubblico della Confederazione le hanno archiviate. «Questo succede nella Svizzera nel XXI secolo sulla base di decisioni prese da un'organizzazione internazionale il cui mandato è promuovere i valori della democrazia, dei diritti umani e della pace», ha dichiarato Marty.