
BERNA - «Sono stati fatti errori». È quanto ha ammesso oggi il consigliere federale Ueli Maurer in un'intervista rilasciata alla «SonntagsZeitung» in merito alla scoperta del furto di dati in seno ai servizi segreti. Il ministro della difesa mantiene tuttavia «la piena fiducia» ai vertici del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC).
Secondo Maurer, il fatto che il SIC non si sia accorto da solo della falla, non è un segnale dell'esistenza di problemi nei controlli interni. Stando al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), il furto dei dati è stato segnalato da una persona esterna all'amministrazione federale.
Il ministro della difesa non ha invece voluto esprimersi su un'informazione della «SonntagsZeitung», secondo la quale è stato un dipendente dell'UBS ad avvertire le autorità. Interrogata dall'ats, anche la grande banca elvetica non ha voluto prendere posizione.
Il domenicale svizzerotedesco afferma infatti che il principale sospetto, presentatosi il 18 maggio scorso come «un informatico del Dipartimento federale della difesa (DDPS)», avrebbe voluto aprire un conto cifrato in una filiale bernese dell'UBS.
Un dipendente dell'istituto, insospettito dal comportamento del dipendente del DDPS, ha poi segnalato il caso alla divisione sicurezza dell'UBS, la quale ha poi trasmesso il fatto al SIC, che ha così potuto constatare il furto.
Ieri, in un'intervista pubblicata dalla «Neue Zürcher Zeitung», Maurer aveva dichiarato, senza fornire dettagli, che «è stato un colpo di fortuna se la reputazione e la credibilità della Confederazione non sono state minate per anni a causa del furto di dati in seno ai servizi segreti». Il consigliere federale aveva assicurato che la Svizzera e i suoi abitanti non sono stati minacciati nella loro integrità fisica.
Misure sono tuttavia già state prese e controlli supplementari eseguiti a vari livelli, aveva aggiunto il ministro della difesa. Si tratta in particolare di esaminare quali supporti di dati esterni hanno il diritto di essere collegati al sistema informatico del SIC, aveva spiegato Maurer.
Secondo il consigliere federale, la vicenda non avrà conseguenze disciplinari. Il furto è la conseguenza di un'attività criminale del dipendente poi fermato. «Sarebbe falso instaurare una 'cultura del sospetto', ha ammonito oggi Maurer alla «SonntagsZeitung».
Secondo Berna, la posta in gioco era elevata. Gli effetti collaterali e la consegna a terzi di informazioni segrete avrebbero avuto conseguenze diplomatiche importanti. Stati esteri avrebbero in effetti potuto sentirsi minacciati sapendo che tali dati relativi ai loro servizi segreti sarebbero potuti finire nelle mani di chiunque. I servizi segreti si scambiano infatti regolarmente informazioni.
Ueli Maurer non ha tuttavia voluto dire granché sul contenuto delle informazioni, ovvero parecchi dischi duri, rubati in varie tappe e sull'arco di più settimane. Essi avrebbero consentito, per deduzione, di conoscere il funzionamento dello Stato elvetico. Attacchi concreti sarebbero pure stati possibili.
Stando al procuratore generale della Confederazione, Michael Lauber, i dati rubati avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza della Svizzera. Senza precisare il contenuto dei dati, il Ministero pubblico, al quale il Dipartimento federale della difesa aveva segnalato il caso il 25 maggio scorso, ritiene che le informazioni avessero un valore commerciale considerevole, aveva affermato l'altro ieri la procura federale.
Si tratta di un grave caso di spionaggio economico. Il sospetto, un dipendente del servizio informatico del SIC, è stato arrestato e poi posto in detenzione preventiva per sei settimane. Egli «aveva il permesso di manipolare i dati».
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