
LOS ANGELES - Mad Men, la serie tv sulla nascita dell'industria pubblicitaria negli anni Sessanta a New York è la migliore serie drammatica dell'anno, mentre Modern Family è la miglior commedia. Lo ha stabilito l'Academy of Television Arts and Sciences, che ha assegnato ieri sera a Los Angeles gli Emmy Awards, giunti alla loro 62a. edizione.
Uno show ormai consolidato e una novità, quindi, hanno vinto i premi più importanti, in piena linea con la serata che non ha visto uno singolo telefilm stravincere ma, al contrario, una distribuzione delle statuette fra tutte le serie più importanti.
Bryan Cranston per Breacking bad ha vinto l'Emmy per il migliore attore in una serie drammatica surclassando attori come Hugh Laurie di Dr. House, Jon Hamm di Mad Men e Matthew Fox di Lost; Kira Sedwick per The Closer ha vinto l'analoga categoria femminile. Jim Parsons, protagonista di The big bang theory, è il migliore attore protagonista per una commedia, mentre fra le donne ha vinto Eddie Falco per Nurse Jackie. Nonostante le diciannove nomination di Glee, il musical tanto celebrato negli Stati Uniti ha portato a casa pochi premi, fra questi quello andato a Jane Linch, miglior attrice non protagonista, a Betty White per il suo ruolo di guest star, e Ryan Murphy per la regia.
Modern Family ha vinto anche le statuette assegnate per la scenografia (Steven Levitan a Christopher Lloyd) e per la migliore performance maschile non protagonista, andata a Eric Stonestreet, mentre Mad Men ha portato a casa anche la statuetta per la migliore scenografia in una serie drammatica.
Al Pacino, protagonista di You Don't know Jack, ha vinto l'Emmy per il migliore attore protagonista e alla storia del Dottor Morte Jack Kevorkian è andata anche la statuetta per la sceneggiatura. The Pacific, il dramma sul fronte orientale della Seconda Guerra Mondiale, prodotto da Steven Spielberg e Tom Hanks, grande favorito con 24 candidature, ha vinto solo una statuetta ma molto importante: è la migliore miniserie dell'anno.
A George Clooney è andato il premio intitolato a Bob Hope, per il suo impegno umanitario grazie alle numerose maratone televisive organizzate dall'attore in aiuto ai meno fortunati.
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