

La storia, si sa, non viene scritta soltanto dai capi di stato, dai generali, dai santi e dagli eroi. A volte, forse molto più spesso di quanto tendiamo a immaginare, viene decisa anche da personaggi anonimi, o poco noti, che dal basso, in un qualche modo, magari del tutto casualmente, determinano quel piccolo dettaglio che cambia il corso degli eventi. Aimone Canape, classe 1922, ne è la prova vivente. A sedici anni è solo un umile apprendista cameriere del lago di Como; nel 1938, in Germania, per via di una serie incredibile di coincidenze, vive come un rampollo dall’aristocrazia tedesca e conosce Hitler; e il 27 aprile del 1945 incrocia la grande storia andando a trattare col la colonna dei tedeschi bloccata a Dongo che stava trasportando Mussolini e i gerarchi repubblichini verso una mai raggiunta salvezza. A raccontare la sua storia, in un libro avvincente e sorprendente («Il ragazzo del lago», edizioni PIEMME), è Marcello Foa, giornalista di scuola montanelliana e cofondatore dell’Istituto Europeo di Giornalismo all'USI. Tra i dettagli storici inediti emersi dal racconto della vita del Canape va segnalato il fatto che, quando fu catturato, Mussolini non era seduto sul blindato, ma per terra a carponi e un soldato tedesco era seduto su di lui coprendolo col suo soprabito.
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