
Lo hanno battezzato “neutrino mutante”. Non gli scienziati, ma i giornalisti. Un’immagine che evoca mostri nella mente dell’uomo della strada. In realtà il neutrino non muta, ma oscilla fra tre diversi tipi possibili: neutrino elettronico, muonico e tauonico, ciascuno associato a un leptone. Sicché un neutrino elettronico si mette in viaggio attraverso la materia quasi come se non ci fosse e tranquillo tranquillo si trasforma in neutrino muonico, poi in tauonico, poi ritorna elettronico e così via. Questa, almeno, è la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell’esperimento OPERA (Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus: i fisici sono capaci di inventarsi qualsiasi cosa pur di ottenere un acronimo di senso compiuto) dopo aver sparato fasci di neutrini per 732 chilometri nel sottosuolo, dalla Svizzera all’Abruzzo, dal CERN ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Se ne deduce che il neutrino ha una massa. E che quindi non può viaggiare esattamente alla velocità della luce, come s’era creduto finora.
Solo che non è poi una grandissima novità. Il sospetto, praticamente quasi la certezza, c’era già da alcuni anni. E anzi proprio questa era la soluzione privilegiata al problema della mancanza dei neutrini solari. Il Sole emette infatti solo un terzo dei neutrini previsti dal Modello Solare Standard. Tutti gli altri dove sono? Prima possibilità: non ci sono. Il Sole non li emette. Se è così, il Modello Solare Standard è sbagliato e va corretto, modificando per esempio la temperatura nel nucleo, dove avvengono le reazioni di fusione termonucleare. Seconda possibilità: i neutrini ci sono tutti ma si sono trasformati e, siccome i rivelatori sono sensibili solo ai neutrini elettronici, si perdono i neutrini muonici e tauonici. Che (guarda un po’) dovrebbero essere proprio i due terzi a causa dell’oscillazione. Insomma, s’ha da ritoccare o l’astrofisica solare o la fisica delle particelle.
Ora, modificare il Modello Solare Standard avrebbe conseguenze devastanti per tutta l’astrofisica stellare, che su quel modello si fonda perché il Sole è la stella a noi più vicina e quindi meglio conosciuta. Si può fare, certo: nella scienza non c’è nulla di scritto in eterno sulle Sacre Tavole. Però magari conviene prima vedere che cosa succede nella fisica delle particelle. E che cosa succede? Succede l’effetto MSW (acronimo del meno comodo da pronunciare Mikheyev–Smirnov–Wolfenstein): l’oscillazione del neutrino quando attraversa la materia. Oscillazione esplicativa della carenza osservata di neutrini solari e che pure implica la massa del neutrino.
E così già da tempo l’oscillazione neutrinica era entrata nella fisica delle particelle. Dove sta ora cotanta novità, meritevole perfino dell’attenzione del TG2?
(Fonte: Stukhtra)
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