


“Razzista” è una parola che non ci piace, eppure lo siamo tutti un po’. In qualche modo, chi più e chi meno, almeno una volta ognuno di noi ha avuto un istinto o un comportamento discriminante nei confronti di un’altra persona. Perché? Andreas Meyer-Lindenberg e i suoi collaboratori del Central Institute of Mental Health di Mannheim, in Germania, ci spiegano in una ricerca appena pubblicata su “Current Biology” che la paura è collegata a comportamenti discriminatori. In che senso? La ricerca ha rivelato che i bambini affetti dalla Sindrome di Williams non hanno pregiudizi legati all’etnia, contrariamente a ciò che avviene in tutti gli altri a partire dai tre anni di età.
La Sindrome di Williams è una malattia genetica con un quadro clinico piuttosto complesso ed è dovuta alla delezione di alcuni geni sul cromosoma 7. In poche parole, le cellule si sono perse un pezzo per strada. Un pezzo piuttosto importante perché fondamentale per dare alle altre cellule le informazioni su come fare tutta una serie di cose. Il risultato è un insieme di deficit principalmente a carico del sistema nervoso e del cuore. Spesso è presente anche un ritardo mentale, che può essere più o meno grave a seconda dei casi. I bambini con questa sindrome presentano inoltre un’insolita socievolezza e non mostrano paura nei confronti del prossimo.
I ricercatori a questo punto hanno cercato di scoprire se, di fronte a comuni stereotipi razziali, il comportamento di questi bambini fosse influenzato o meno. Il test è stato svolto su 20 bambini di età compresa fra 5 e 16 anni con Sindrome di Williams e si è confrontato il risultato con un altro gruppo di 20 bambini sani. Gli sperimentatori descrivevano a ognuno diverse situazioni con connotazioni positive o negative, poi mostravano loro dei cartoncini con due possibili protagonisti della storia, uno di carnagione chiara, caucasica, e l’altro invece scura, non-caucasica. I risultati hanno mostrato con chiarezza che i bambini con Sindrome di Williams non mostrano comportamenti discriminatori.
Un altro paio di maniche è invece la discriminazione legata al sesso, perché in questo caso nei due gruppi è emerso un comportamento analogo. Lo studio suggerisce che i processi di discriminazione etnica e quelli sessuali passano probabilmente per vie diverse, contrariamente a quanto ritenuto fin ora.
C’è pregiudizio e pregiudizio: biologicamente parlando non è sempre la stessa cosa e anche la paura fa la sua parte. OK, ma questo può bastarci come scusa?
(Fonte: Quarantadue)
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