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Eureka | Mente - 6 mag 2010 08:00

I neuroni specchio umani ci sono

Non solo nelle scimmie

Circa 15 anni fa un gruppo di ricercatori, guidati dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, dell’Università di Parma, se ne stava tranquillo in laboratorio a studiare i neuroni motori nelle scimmie. Quasi per caso, il suo gruppo notò che questi neuroni si accendevano o, come si dice in gergo, “sparavano” allo stesso modo sia quando la scimmia compiva un’azione sia quando l’animale la vedeva compiere da altri. Se Rizzolatti afferrava una nocciolina, nella scimmia “sparavano” i neuroni delle aree motorie coinvolte nella stessa azione, senza che la scimmia si muovesse. Dunque si può dire che i neuroni specchio “riflettono” nel sistema nervoso l’azione che l’individuo sta vedendo. Ecco perché si chiamano così. Anche l’uomo li possiede? Per lungo tempo c’è stata incertezza. Ora la risposta arriva da Roy Mukamel e Marco Iacoboni, dell’Università della California a Los Angeles (UCLA), che hanno pubblicato la notizia su “Current Biology” dopo averli osservati davvero.
Già, perché in realtà erano stati individuati ben prima, ma in modo indiretto. Fu subito dopo la scoperta di Rizzolatti, quando erano partiti gli esperimenti all’Ospedale San Raffaele di Milano. La tecnica usata era la PET (Tomografia a Emissione di Positroni), che permette di vedere l’aumento di afflusso di sangue nelle zone più attive. Altri studi con la MRI (Risonanza Magnetica per Imaging) avevano portato alle stesse conclusioni: nell’uomo, quando guarda un altro individuo fare qualcosa, si attivano le relative aree motorie. Purtroppo però non era abbastanza per affermare con sicurezza che possediamo i neuroni specchio. Infatti, nonostante si vedessero le aree cerebrali coinvolte, non si potevano individuare i singoli neuroni.
Per farlo, bisognava infilare degli elettrodi nella testa delle persone. Che non è per niente facile. Ma, soprattutto, chi accetterebbe di sottoporsi a questo trattamento? I ricercatori non sapevano che pesci pigliare, ma Mukamel e Iacoboni hanno trovato una soluzione: è bastato sfruttare chi gli elettrodi li aveva già. Erano 21 persone che attendevano un intervento per curare l’epilessia e che si trovavano nella condizione ideale per fare da cavie.
Detto, fatto. Mentre i volontari assumevano oppure osservavano espressioni facciali e azioni che implicavano l’azione di afferrare degli oggetti, gli elettrodi registravano l’attività del cervello. La maggior parte delle cellule “sparava” solo in seguito all’osservazione o solo in seguito all’esecuzione dell’azione, ma l’8 per cento di queste rispondeva a entrambe le cose. Le aree del cervello relative erano quelle coinvolte nella pianificazione e nel controllo delle azioni, dei pensieri astratti e della memoria. Questo vuol dire che i neuroni specchio non esistono solo nelle regioni coinvolte nel compimento delle azioni. Dunque la loro funzione potrebbe non essere legata solo al movimento.
Studi precedenti, sempre condotti all’UCLA, avevano mostrato come le persone che manifestano una maggiore attività dei neuroni specchio tendano a immedesimarsi nell’altro e a provare le stesse emozioni. Sembra inoltre che queste cellule siano in grado di “vedere l’azione” e di “capire il perché dell’azione” in modo del tutto automatico. Per esempio, se siamo al bar e una persona davanti a noi prende in mano una tazzina, capiamo subito da come l’afferra se vuole portarla alla bocca per bere il caffè o se invece vuole solo spostarla all’altro capo del tavolo. Questo fatto è molto importante, perché il sistema che ci permette di comprendere le intenzioni degli altri è la chiave dell’interazione sociale. Basterebbe un test per chiarire tutto. Se solo riuscissimo a bloccare i neuroni specchio negli animali, potremmo vedere se rimane comunque la comprensione delle azioni altrui... ma come si fa?
Forse attraverso uno spiraglio si intravede una luce. A esser precisi, un raggio di luce: quello usato dall’optogenetica per manipolare o bloccare l’attività neurale. In attesa degli sviluppi, afferriamo una tazzina e prendiamoci un caffè.
(Fonte: Quarantadue)

6.05.2010 - 08:00
Chiara Mancini
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