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Eureka | Mente - 18 mag 2010 08:00

Sogni per ricordare meglio

Un pisolino e la memoria ringrazia

Vi trovate in un labirinto e siete alla ricerca di alcuni oggetti nascosti. Per superare la prova dovete via via memorizzare il percorso fatto. Certo non è facile. Sapete che cosa vi conviene fare? Schiacciate un pisolino. Magari provate a continuare il test in sogno: una volta svegli tutto sarà più semplice e ricorderete meglio le cose. Gli scienziati della Harvard Medical School di Boston hanno infatti trovato un legame tra i sogni e il rafforzamento della memoria. In poche parole, sognare sembra aiutare i processi di consolidamento dei ricordi.
Numerose ricerche suggeriscono che quando dormiamo il nostro cervello è tutt’altro che assopito. Molti scienziati hanno avanzato l’ipotesi che proprio durante le ore di sonno, grazie all’attivazione di specifici circuiti cerebrali, i ricordi si fissino meglio nella memoria. E dei sogni invece che ce ne facciamo? Quando sono piacevoli ci regalano momenti edificanti e qualche soddisfazione (secondo gli psicanalisti è l’inconscio che cerca di dirci qualcosa), ma lasciano in ogni caso una scia sfuggente ed enigmatica, talvolta macabra e orrorifica. C’è poi chi sostiene di non sognare affatto o comunque di non ricordare i propri sogni. In ogni caso da un punto vista strettamente scientifico molto è ancora da chiarire.
Gli esperimenti condotti da Erin Wamsley, Robert Stickgold e i loro colleghi, i cui risultati di recente sono stati pubblicati su “Current Biology”, hanno mostrato una correlazione tra i sogni e il miglioramento delle performance mnemoniche. La ricerca è stata condotta su 99 studenti volontari e il test consisteva nel far percorrere ai partecipanti un labirinto virtuale. Durante il percorso dovevano memorizzare la strada fatta e localizzare diversi oggetti nascosti nel labirinto. Il test era intervallato da momenti di sonno. Gli scienziati si sono così accorti che, se i soggetti sognavano, una volta svegli memorizzavano meglio il percorso nel labirinto. In particolare il risultato era ancora migliore in coloro che avevano continuato la prova in sogno.
Risultati analoghi erano stati ottenuti in studi precedenti sui topi. In questi animali gli scienziati avevano osservato che il profilo di attivazione dei neuroni ippocampali durante l’esecuzione di alcuni movimenti, ad esempio un training di orientamento nello spazio, si ripeteva anche quando i roditori dormivano. Ovviamente non potendo chiedere loro se e cosa avessero sognato, il dato costituiva solo un suggerimento e molto andava interpretato.
In questo caso, trattandosi di soggetti umani è stato possibile avere un feedback più preciso. E’ possibile che ripetere in sogno movimenti o ragionamenti fatti da svegli ne faciliti l’apprendimento e contribuisca al consolidamento delle nuove informazioni apprese. Alcuni processi cognitivi sembrano cioè favoriti dall’attività onirica. Quindi chiudete gli occhi e iniziate a sognare.
(Fonte: Quarantadue)

18.05.2010 - 08:00
Anna D'Errico
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