
“Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei Miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno”: è così che il Gatto e la Volpe circuirono Pinocchio per rubargli cinque zecchini d’oro. Forse i due imbroglioni hanno avuto successo perché Pinocchio era ingenuo e sprovveduto e perché, essendo un burattino di legno, l’evoluzione non aveva potuto fare il suo corso. Noi umani invece, secondo uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, ci siamo evoluti in modo da sviluppare un’abilità straordinaria nell’individuare gli imbrogli. Lo ha scoperto la psicologa evoluzionista Leda Cosmides, dell’Università della California a Santa Barbara, assieme ai propri colleghi osservando i risultati di un esperimento.
A far da cavie, degli studenti universitari che si sono sentiti descrivere questa situazione ipotetica dai ricercatori: “Alcuni impiegati scolastici hanno smistato le richieste di un gruppo di studenti per l’ammissione a due scuole. Dovrete supervisionarne il lavoro. Attenti, perché gli impiegati avrebbero dovuto seguire determinate regole per la selezione. Assicuratevi che effettivamente l’opera di smistamento sia stata rispettosa di queste regole”. Prima di iniziare, però, i ricercatori avevano dato un’indicazione ad alcuni supervisori: “Gli impiegati hanno dei figli che hanno fatto anch’essi domanda di ammissione per le scuole”. Questo dettaglio è bastato per farli insospettire. Avendo gli impiegati un possibile motivo per imbrogliare, bisognava stare attenti a non farsi fregare. Così il livello di attenzione si è alzato, tanto che i supervisori hanno individuato ben il 68 per cento degli imbrogli. Invece, quando ai supervisori si diceva che gli impiegati erano solo distratti e quindi avrebbero potuto commettere degli errori involontariamente, la faccenda cambiava. Forse non avere più davanti a sé dei presunti imbroglioni non costituiva un fatto così grave, perché mancava l’intenzionalità dell’errore. I supervisori, in questo caso, non sono stati così all’erta e hanno individuato appena il 27 per cento degli errori commessi. Insomma, se l’errore è innocente lo percepiamo come meno grave. Ma perché?
Secondo i ricercatori il motivo è che gli imbroglioni minano le basi dei rapporti sociali finalizzati al beneficio comune. E dunque l’imbroglio, se può costituire eventualmente un vantaggio per l’individuo truffatore, è svantaggioso per tutto il resto del gruppo. Riusciremo davvero a “incastrare” gli imbroglioni, o ci faremo prendere per il naso come Pinocchio? Che l’evoluzione ci aiuti.
(Fonte: Quarantadue)
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