
Da 600 a 1.000 centimetri cubi, circa 2,5 milioni di anni fa: la rapida espansione del cervello degli ominidi preumani durante l’evoluzione è rimasta a lungo un mistero. Che cosa la provocò? Ora sembra che un contributo importante l’abbia dato il raffreddamento del clima.
Il nostro cervello è una specie di idrovora metabolica, che consuma una percentuale molto importante dell’energia del nostro corpo. Consuma e naturalmente dissipa sotto forma di calore. E quanto più è grosso tanto più consuma e dissipa. Circa dieci anni fa, David Schwartzman e George Middendorf, della Howard University di Washington, D.C., supposero che il nostro cervello attuale sarebbe stato inadatto al clima caldo di alcuni milioni di anni fa. Troppo caldo perché una scimmia si portasse dietro una stufetta pensante. Una conferma della loro ipotesi arriva da Alex Kleidon, del Max Planck Insitute for Biogeochemistry di Jena, in Germania.
Kleidon ha pubblicato sulla rivista “Climatic Change” una ricerca nella quale ha ricostruito l’adeguatezza delle dimensioni del cervello umano nelle diverse condizioni climatiche attuali del pianeta. Risultato: nelle regioni tropicali la gente fa più fatica a dissipare il calore prodotto dalla testa. A maggior ragione, conclude Kleidon, il problema si faceva sentire 3 milioni di anni fa, quando la temperatura media era più elevata.
Intanto però Schwartzman e Middendorf, nel frattempo passati alla Brown University e all’Università del Tennessee, non sono rimasti con le mani in mano e hanno applicato alcune equazioni della dissipazione del calore per capire di quanto la temperatura avrebbe dovuto calare affinché il cervello umano si ingrossasse dalle dimensioni di Homo habilis a quelle di Homo erectus. Nuovo risultato, pubblicato sempre su “Climatic Change”: 1,5 gradi. Difficile avere la certezza che ci sia un’associazione con l’instaurarsi di un’epoca glaciale, ma l’ipotesi è almeno molto verosimile.
Neanche a farlo apposta, un cervello più grosso implica una migliore adattabilità a condizioni climatiche avverse, perché migliora la capacità di trovare rifugio e generare il fuoco, di raccogliere e di cacciare, di aiutare i consanguinei e di competere nella lotta per la sopravvivenza. David Geary, dell’Università del Missouri, ha pubblicato su “Human Nature” una ricerca che mostra una correlazione fra le dimensioni del cervello dei nostri antenati e le dimensioni dei gruppi sociali. Anche se manca un sicuro legame di causa-effetto.
E adesso? Adesso andiamo verso un riscaldamento globale. Dobbiamo quindi attenderci dei problemi? Magari le teste dei nostri discendenti si rimpiccioliranno? Improbabile. Perché Homo erectus è diventato sapiens. E possiede uno strumento nuovo, capace di condizionare la sua stessa evoluzione: la cultura.
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