




Gli scienziati sono spesso suscettibili. Li fanno arrabbiare non le scoperte altrui, ma il modo in cui talvolta i colleghi le comunicano. Circa un anno fa un caso suscitò parecchio clamore: Ida, la nostra più antica antenata in linea diretta. Lo scopritore (non del fossile, ma dell’idea della discendenza) invece di seguire la trafila tradizionale, cioè la preparazione di un articolo da sottoporre alla revisione di una rivista scientifica, comunicò tutto alla stampa. Apriti cielo: fu sommerso dalle critiche. Ma almeno aveva ragione? Adesso giunge la risposta: no. Però lui insiste.
Darwinius masillae, si chiama ufficialmente. O anche Ida: così è stata battezzata. E’una giovane femmina lunga 58 centimetri, ai quali se ne aggiungono 24 di coda. Un esemplare splendido e straordinariamente completo di Adapide, rinvenuto nel 1983 in Germania e risalente a 47 milioni di anni fa, ossia all’Eocene. All’inizio del 2009 Ida viene interpretata da Jorn Hurum, un paleontologo e divulgatore dell’Università di Oslo, come l’antenata di tutti gli esseri umani viventi. L’idea è brillante, in effetti. Hurum lo sa e, prima ancora di sottoporre la propria ipotesi al vaglio della comunità scientifica, la dà in pasto alla stampa. Che con queste trovate scientifiche ci va a nozze. Risultato: la presunta antenata conquista le prime pagine dei giornali e “The Guardian” si spinge perfino a definirla “l’ottava meraviglia del mondo”. Nel giro di pochi giorni, però, i mugugni dei paleoantropologi colleghi di Hurum si concretizzano in critiche esplicite, prese di posizione, infine una vera e propria polemica. Poi, come spesso accade, il polverone si posa e tutti tornano (finalmente) dove si lavora sul serio. Cioè in laboratorio.
Ora esce sul “Journal of Human Evolution” un nuovo articolo frutto del lavoro di un team indipendente di cui fa parte anche Chris Kirk, del Dipartimento di Antropologia dell’Università del Texas a Austin. Niente polemiche, stavolta: la prassi standard è stata rispettata, la stampa è rimasta fuori dalla porta fino alla pubblicazione definitiva dei risultati. Ma non del tutto ignorata. Infatti in un comunicato dell’Università del Texas Kirk si espone in maniera lapidaria: “Molte evidenze mostrano che Darwinius non ha nulla a che fare con l’evoluzione umana”. E questa dovrebbe essere l’ultima parola.
Invece, com’è ovvio, non lo è affatto. Interpellato dal settimanale “New Scientist”, Jorn Hurum insiste. Anzitutto non si dichiara per nulla pentito della sua “sparata” dell’anno scorso. Nel suo articolo originale (in effetti poi pubblicato) non si parlava affatto di una discendenza diretta, spiega. E comunque Ida rimane il fossile di primate più completo mai scoperto finora. Quindi, aggiunge il norvegese, il suo valore scientifico sarebbe fuori discussione anche se non fosse la nostra bis-bis-bisavola. Ma non solo: Hurum sta preparando un nuovo articolo, possiamo presumere con nuovi dati e misure, in risposta a quello appena uscito sul “Journal of Human Evolution”. Ci riuscirà? Lo scopriremo dalla stampa scientifica. E, se in futuro Hurum sarà più cauto, non invece dalla stampa generalista. Tranne il “Corriere del Ticino”, beninteso.
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