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Eureka | News - 30 mar 2010 03:00

Un nuovo, sconosciuto parente

Scoperto in Siberia grazie al DNA di un suo ossicino

Diciamolo: nei manifesti creazionisti che hanno tappezzato il Ticino c’è un briciolo di verità. Poca, ma c’è. Infatti l’immagine proposta non è sbagliata. La cara, vecchia immagine dei libri di scuola, nella quale la scimmia si trasforma in uomo. Che nei manifesti è annullata con un timbro: “Falso”. Ecco, sì, è falso. E’ falso anzitutto che l’uomo discende dalla scimmia. Quale scimmia? Il gibbone? Il bonobo? In realtà l’uomo e la scimmia discendono da un antenato comune. Inoltre la trasformazione non è stata per nulla così lineare, diretta, semplice. Macché: di fatto, oggi sul pianeta l’unica specie del genere Homo è la nostra, ma fino a poche migliaia di anni fa più che un ramo dell’albero evolutivo il nostro genere mostrava un vero e proprio cespuglio. Con parecchie specie differenti e contemporanee. Un’altra prova arriva ora dalla Siberia.
Tutto comincia con un dito, rinvenuto nell’estate del 2008 all’interno della Caverna Denisova, nei Monti Altai, da studiosi russi dell’Istituto di Archeologia e di Etnologia di Novosibirsk. Anzi, solo una scheggia dell’osso di un dito. Un modesto, minuscolo pezzettino di scheletro umano. I Russi lo trovano in mezzo a sedimenti datati fra 30 e 48 mila anni fa. Niente di che: sembra un comune neanderthaliano. Sembra soltanto, però.
L’ossicino viene spedito ai ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, che ne estraggono il DNA dei mitocondri (che sono organelli cellulari), l’mDNA, e lo analizzano. Nei giorni scorsi i risultati vengono pubblicati su “Nature”. Ed ecco il commento rilasciato da Svante Pääbo, direttore del Dipartimento di Genetica dell’istituto tedesco, a “Nature”: “Ha superato le nostre speranze. Non ci posso credere. Sembra troppo fantastico per essere vero”. Ma che cos’è successo?
E’ successo che dal genoma di quella scheggia di osso salta fuori una nuova specie ominide. Diversa dall’Homo sapiens e dall’Homo neanderthalensis e anche dall’Homo floresiensis. Grazie a un sequenziamento molto accurato, il DNA mitocondriale è stato infatti confrontato con quello di 54 umani moderni, di un sapiens di 30 mila anni fa e di sei individui neandertaliani. E si è rivelato ben lontano da tutti. Mentre il DNA umano e neandertaliano differisce in media per le posizioni di 202 nucleotidi, quello dell’ossicino misterioso si distanzia dal nostro per ben 385. Siamo quindi di fronte a un caso a sé stante di specie umana, contemporanea dei Neanderthal ma del tutto differente. E probabilmente separatasi alcuni milioni di anni fa. La nuova specie, straordinariamente recente, dovrebbe aver lasciato l’Africa durante una migrazione intermedia fra quella degli Homo erectus, 1,9 milioni di anni fa, e quella degli Homo heidelbergensis, fra 500 e 300 mila anni fa.
Dunque abbiamo un nuovo cugino siberiano. O forse no. Non tutti i paleoantropologi nutrono certezze granitiche. Servirebbe anche altro. Sarebbe bello trovare uno scheletro completo, per esempio, anche per studiare le caratteristiche morfologiche esteriori del nuovo parente. Ma è chiedere troppo. Un fatto però è sicuro: questo sarebbe il primo caso di una specie umana identificata solo con il DNA.
Già, perché in effetti, pur senza lo scheletro, c’è sempre il genoma. E adesso gli studiosi puntano a sequenziare anche quello del nucleo cellulare. Infatti il DNA mitocondriale viene ereditato solo per via materna, e qualche ricercatore ha già sottolineato come le differenze riscontrate potrebbero essere state provocate da un incrocio fra erectus, Neanderthal e umani arcaici. Per saperne di più, non c’è che da sequenziare anche il DNA del nucleo cellulare per stabilire l’esatto legame di parentela fra noi e quel dito siberiano. Una bella sfida, considerando il record precedente del DNA umano più antico mai studiato: i resti di un eschimese trovati in Groenlandia e risalenti solo a 4.000 anni fa.
Insomma, bisogna aspettare. Ma, se davvero l’ipotesi dei ricercatori tedeschi fosse confermata, saremmo di fronte a una prova ulteriore della grande differenziazione nel genere Homo solo poche migliaia di anni fa. Oggi però noi siamo qui, unica specie umana sul pianeta. Vorrà dire qualcosa?

30.03.2010 - 03:00
Marco Cagnotti
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