
Il summit di Copenhagen dello scorso autunno è stato un fiasco. E fin qui nulla di nuovo. Eppure tutti hanno voglia e fretta di brevettare tecnologie pulite. Anzi, in Europa la richiesta di nuovi brevetti è in continua crescita. Interessante, ma ci siamo forse persi qualcosa?
I brevetti sulle rinnovabili sembrano avere una marcia in più: tecnologie sempre più all’avanguardia a favore dell’ambiente. Ne ha parlato di recente anche la rivista scientifica “Nature” a proposito del prossimo lancio da parte dell’Ufficio Europeo per i Brevetti (EPO) di un nuovo servizio di catalogazione sulle rinnovabili. Dai primi di giugno sarà infatti funzionante un database nel quale tutti i brevetti sulle energie pulite saranno raccolti e catalogati con aggiornamento quotidiano. Il lancio del nuovo sistema avverrà tramite il portale esp@cenet e il servizio promette di rendere la ricerca di informazioni e dati sui brevetti in circolazione molto più facile e completa rispetto al passato. Fino ad oggi, infatti, non c’era una fonte unica dalla quale reperire questo tipo di informazioni. E, dal momento che nuovi brevetti sembrano fioccare da ogni parte, un registro più sistematico e efficiente diventa importante. Nel nuovo database i 600 mila brevetti attualmente esistenti sulle energie pulite saranno classificati in accordo con 160 diverse categorie tecniche. Questa precisione renderà più facile trovare ciò che serve.
Solo l’anno scorso l’EPO ha ricevuto 1.259 richieste per l’approvazione di nuovi brevetti: il 27 per cento in più rispetto al 2008. Una crescita effettivamente notevole. D’altra parte disporre di energia pulita va di moda, si fa bella figura e con i brevetti ci si guadagna pure. E qui la questione si fa spinosa: se da un lato si cerca di garantire la proprietà intellettuale dell’invenzione, dall’altro molti vorrebbero che queste tecnologie fossero svincolate dai brevetti e quindi subito fruibili da tutti. In fondo è del bene del nostro pianeta che si sta parlando. Il nuovo database dell’EPO nasce in effetti con lo scopo di favorire lo scambio di informazioni e conoscenze sulle tecnologie pulite, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo. Un modo per superare almeno in parte l’impasse di Copenhagen. In realtà, come spiega Michael Grätzel, chimico presso il Politecnico Federale di Losanna di Losanna, se uno scienziato ha bisogno di informazioni metodologiche su esperimenti e tecniche non le va cercare nelle schede descrittive dei brevetti ma nelle pubblicazioni scientifiche. Per gli investitori però il discorso è diverso...
Intanto l’EPO ha già annunciato che presto il database includerà anche l’agricoltura, i trasporti e molti altri campi di applicazione di tecnologie rispettose dell’ambiente. Un retropensiero però rimane: ci piacciono di più le energie pulite o i brevetti che le proteggono?
(Fonte: Quarantadue)
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