


Per arrivare all’età moderna la strada era ancora lunga e tortuosa. Servivano proprio delle scarpe. E 5.500 anni fa in Armenia qualcuno le aveva: belle, calde e su misura. Un po’ di pelle di mucca, erba, lacci e… voilà, pronti per incamminarsi.
Una delle tappe era la grotta della provincia armena di Vayots Dzor. Proprio dove di recente la studentessa Diana Zardaryan, dell’Istituto di Archeologia, in Armenia, ha ritrovato la scarpa del nostro uomo. Oppure donna? Non si sa. La misura era piccolina, diciamo un 37, ma potrebbe essere stata calzata anche da un uomo di quel tempo. Un unico pezzo di pelle modellato sulla forma del piede del proprietario e quell’erba all’interno, forse utile a mantenere il caldo o a sostenere la forma stessa della scarpa.
Era talmente ben conservata che il team internazionale di archeologi che ha poi pubblicato la scoperta su “PLoS One” pensava risalisse a 600-700 anni fa. “Sono rimasta stupita nel vedere che perfino i lacci si erano conservati”, dice Zardaryan. Fu solo dopo averne mandato dei campioni a due laboratori, uno a Oxford, in Inghilterra, e l’altro in California, che si è scoperto a quale epoca risaliva: era del 3500 a.C. e rappresentava la più antica scarpa di pelle conosciuta al mondo. Il merito di una conservazione così eccezionale va alle condizioni fresche e asciutte della caverna e alla sua pavimentazione, coperta da uno spesso strato di sterco di pecora che ha come sigillato gli incredibili oggetti trovati. Tra questi, grandi contenitori contenenti grano, orzo, albicocche e altre piante commestibili preservati meravigliosamente per millenni. Non si sa cosa ci facessero lì la scarpa e gli altri oggetti e quale scopo avesse la caverna. “Sul retro c’erano tombe di bambini, ma si sa così poco di quel periodo che non si può dire con certezza perché quegli oggetti tanto diversi si trovassero così, tutti insieme”, dice Ron Pinhasi, ricercatore dell’irlandese University College di Cork e principale autore della ricerca.
Coprirsi i piedi è stata una delle esigenze degli uomini preistorici, tanto che si sostiene, sulla base di modificazioni osservate nelle ossa dei piedi dei nostri antenati, che già 40 mila anni fa comparvero le prime rudimentali calzature. Però questa volta, rispetto ad altre antiche scarpe, l’artefatto non si è degradato, ma ha lasciato una marcata “impronta” sul puzzle della nostra storia, consentendoci di incastrare un ulteriore pezzettino e avere così un’idea più chiara di una delle tappe di questa straordinaria passeggiata.
(Fonte: Quarantadue)
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