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Eureka | News - 8 lug 2010 03:00

L'America colonizzata quante volte?

Altri visitatori prima dei Nativi Americani

“Terraaa, terraaa!”. E Cristoforo Colombo sbarcò in America. Ad accoglierlo indigeni seminudi, disarmati e cordiali: i Nativi Americani, che lui, convinto di essere approdato in India, battezzò ingenuamente Indios. Ma che origini avevano? Fino a oggi sembrava proprio che gli antenati dei Nativi Americani attuali fossero stati i primi a mettere piede nel continente americano. Per lo meno questo è ciò che sostenevano le prove genetiche Ma vecchie ossa e antichi scheletri venuti dal passato raccontano un’altra storia.
A scriverla e a pubblicarla su “PLoS ONE” è il gruppo di ricerca guidato da Katerina Harvati, dell’Università di Tübingen, in Germania, che si è occupato di teschi paleoamericani trovati in alcuni siti archeologici del Sud e del Centro America. Questi teschi risalgono a 11 mila anni fa e sono stati confrontati con teschi amerindi vecchi 1.000 anni. Le differenze trovate sono state molte. Anzi troppe, sia nella forma sia nella taglia. Ciò fa pensare che più di un gruppo di individui sia migrato dall’Asia all’America. Data l’età degli scheletri, l’ipotesi è che questo gruppo sia arrivato nel nuovo continente prima dei primi antenati dei Nativi Americani. Lo studio non esclude a priori un’unica migrazione, ma sottolinea il fatto che la storia della colonizzazione del Nuovo Mondo è stata probabilmente più complessa di quanto normalmente si pensi.
Theodore Schurr, un antropologo molecolare dell’Università della Pennsylvania, di recente ha lavorato sul DNA delle persone viventi e propende per una sola migrazione, ma si dichiara disposto ad accettare che ci siano stati impulsi di migrazione nelle Americhe dal Nordest dell’Asia in diversi periodi. Bisogna tener conto, sottolinea Schurr, che il numero dei teschi paleoamericani non è grandissimo, e questo può limitare i progressi nella ricerca. Inoltre le piccole dimensioni dei campioni potrebbero non mostrare la vera diversità morfologica e genetica delle popolazioni americane primitive. Purtroppo servirebbero dati relativi al DNA antico, ma non ce ne sono molti perché le ossa non sono ben conservate, mentre, al contrario, gli studi genetici sulle popolazioni moderne possono contare su un gran numero di campioni. Come Schurr, anche Harvati si augura che i futuri studi includano un maggior numero di campioni e concorda sul fatto che il DNA antico sarebbe estremamente d’aiuto.
Quel che è certo, caro Cristoforo, è che non sei stato il primo, nemmeno il secondo e forse neanche il terzo a metter piede in America.
(Fonte: Quarantadue)

8.07.2010 - 03:00
Chiara Mancini
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