

Parte in queste ore la missione Kepler della NASA: un Osservatorio che orbiterà intorno al Sole e che avrà come scopo scoprire pianeti intorno ad altre stelle. Non un grande exploit: ormai se ne conoscono più di 300. Tutti giganti gassosi, però, quindi inospitali per la vita. Kepler, invece, punta a scovare i pianeti più piccoli e rocciosi, di taglia terrestre. Non direttamente, beninteso, ma usando la debole caduta di luce provocata dal passaggio del pianeta davanti alla propria stella. Il fenomeno è elusivo e difficile da rivelare, ma gli scienziati che hanno progettato l’Osservatorio sono fiduciosi che, fra 100 mila stelle passate al setaccio, qualche nuova Terra salti fuori.
Quella del povero Johannes Kepler fu una vita infelice, impegnata per anni nella strenua difesa della propria madre, accusata di stregoneria. Lui stesso era un uomo sospeso fra gli ultimi scampoli dei Secoli Bui e il metodo rigoroso della nascente scienza moderna. Un uomo capace di lambiccarsi sui rapporti fra i solidi platonici per spiegare come mai il sistema solare avesse solo sei pianeti (perché tanti lui ne conosceva). Ma anche abbastanza coraggioso da respingere l’ipotesi che le orbite di quei pianeti siano circonferenze perfette (in questo, tanto più moderno di Galileo), perché costretto dai dati, dalle misure, dalle osservazioni. E addirittura così fantasioso da scrivere il Somnium, un’opera di fantascienza ante litteram nella quale immagina di osservare la Terra dalla Luna. E quasi da fantascienza sembra la missione spaziale che parte oggi e che porta il nome Kepler.
La speranza di chi oggi affida allo spazio il nuovo Osservatorio è quella di scovare altri pianeti. No, anzi: altre Terre. No, anzi: altre vite. Perché questo è il vero sogno dei planetologi e dei biologi. Di pianeti extrasolari già ne conosciamo più di 300. Una scoperta importante (e, fra l’altro, in prima battuta opera di studiosi svizzera). Ma, in fondo, chissenefrega: non è una vera rivoluzione sapere che intorno alla stella 51 Pegasi, a 50 anni-luce da noi, gira una palla di gas grande la metà di Giove. Vuoi mettere, invece, sapere che da qualche parte c’è un pianeta roccioso? Magari in una posizione favorevole, alla giusta distanza dalla sua stella per ospitare la vita? Magari vita superiore? Magari vita perfino consapevole, evoluta, civile, tecnologica?
E’ inutile: la scienza è una straordinaria avventura intellettuale, gratuita e un po’ folle, ma… gratta gratta, sotto ci trovi sempre il desiderio di lenire la solitudine esistenziale che attanaglia gli esseri umani.
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