




Che possa far male alla salute, provocando tumori alla pelle se in spiaggia non si fa uso di creme opportune, lo sanno tutti. Che però possa anche danneggiare la nostra civiltà è cosa che stupisce i più. Ma come? Il Sole, fonte principale di energia per il pianeta, è indispensabile per la civiltà. Gli Antichi l’hanno perfino divinizzato. Certo, finché sta bravo. Quando però dà fuori (letteralmente) il discorso cambia. Purtroppo è impossibile, almeno per ora, sapere quando il Sole diventa pericoloso. Bisogna indagare, studiare, osservare. Allo scopo servirebbe un altro Osservatorio spaziale. Ebbene, eccolo: infatti parte domani (salvo rinvii dell'ultimo minuto) il Solar Dynamics Observatory della NASA.
Si chiamano Coronal Mass Ejection (CME), cioè eiezioni coronali di massa: sono bolle di gas caldissimo, miliardi di tonnellate di plasma che la stella proietta nel Sistema Solare a migliaia di chilometri al secondo. E dove piglia piglia, anche a decine di milioni di chilometri di distanza. Metti caso che sulla traiettoria ci sia la Terra: lo scontro non può essere evitato. Per fortuna non con la superficie del pianeta, ché altrimenti finiremmo tutti arrosto. A proteggerci c’è il campo magnetico terrestre. Ma proprio lui, deformato dall’urto, produce per induzione intense correnti elettriche al suolo. Ne conseguono blackout di molti giorni, servizi anche essenziali collassati, sistemi di comunicazione bloccati, danni per migliaia di miliardi di franchi. E non ci si può fare niente. Nemmeno (e sarebbe proprio il minimo) prevedere l’arrivo dell’eiezione coronale di massa, perché ancora non si conosce alcun fenomeno precursore.
Non che non si sappia proprio nulla, per la verità. Sul Sole abbiamo scoperto parecchio. Per esempio, che il segreto dei fenomeni superficiali come le CME sta nel suo campo magnetico. E’ lui che è associato al ciclo undecennale di attività, al culmine del quale l’attività della stella è massima, con grandi gruppi di macchie, protuberanze di centinaia di migliaia di chilometri e (ti pareva...) eiezioni coronali di massa. Quindi per capire il Sole e prevederne le tempeste imminenti bisogna anzitutto studiare il suo campo magnetico. Proprio questo farà il Solar Dynamics Observatory (SDO). Lanciato domani dal Kennedy Space Center in Florida, ha una massa di 3.100 chilogrammi, è costato 850 milioni di dollari e produrrà immagini a una risoluzione degna di un film IMAX. SDO ha a bordo tre strumenti. L’Helioseismic and Magnetic Imager (HMI) serve per ricostruire i flussi di plasma che risalgono dentro il Sole e per misurare l’intensità e la direzione del campo magnetico. L’Atmospheric Imaging Assembly (AIA) riprende invece le regioni dell’atmosfera della stella dalle quali il campo magnetico fuoriesce. Nel caso in cui osservasse anche un’eiezione coronale di massa, le sue misure potrebbero essere confrontate con quelle dell’HMI per cercare indizi utili nel formulare previsioni. Infine l’Extreme Ultraviolet Variability Experiment (EVE) raccoglie un’immagine ultravioletta ogni 10 secondi.
Possiamo stare più tranquilli? Ahinoi, no. Il Solar Dynamics Observatory non è una sentinella. Non serve per avvisarci. E’ soltanto un primo passo, ma necessario: il passo verso una migliore conoscenza, per cominciare. Le sentinelle arriveranno poi. E anche loro saranno utili soltanto se sapremo metterci d’accordo, tutti insieme, sulle misure da prendere in caso di allarme. Ma questa è un’altra storia: un problema politico, prima che scientifico.
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