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Su Marte acqua liquida ovunque

Nel passato, ovviamente. E forse anche la vita?

 
Il cratere Lyot. Le stelline rappresentano i punti in cui sono stati scoperti i silicati idrati. (Cortesia: NASA/ESA/JPL-Caltech/JHU-APL)
 
26
giugno
2010
08:01
Marco Cagnotti

Su Marte c’è acqua. Tante grazie, lo sapevamo già: l’acqua su Marte è un tormentone proposto dalla NASA ogni 3 per 2, con una speciale predilezione per i periodi in cui l’agenzia spaziale statunitense ha bisogno di chiedere soldi al governo (sarà un caso?). Quindi non è una novità: l’acqua c’è. Ma si trova sotto forma di ghiaccio. Interessante, mica lo si vuole negare, ma un po’… beh, come dire?… inutile. Ai fini della vita, beninteso, ché ovviamente lo scopo nemmeno troppo nascosto dei “marziologi” è soprattutto quello di scovare qualche prova dell’esistenza della vita sul pianeta, se non ora almeno nel passato. Però, ora o nel passato, per la vita l’acqua serve allo stato liquido. E siamo certi che non ci sia, ma sospettiamo che ci fosse. Dove? Ovunque, ci dicono adesso due sonde orbitanti intorno al Pianeta Rosso.
La superficie di Marte si presenta in maniera chiaramente differenziata: grandi regioni montagnose e ricche di crateri nell’emisfero australe e immense pianure scarsamente craterizzate in quello boreale. Perché? L’ipotesi degli scienziati è l’urto di un corpo (un grosso corpo) con il pianeta. Tanto violento da produrre quello che oggi possiamo considerare il più grande cratere da impatto di tutto il sistema solare: la grande pianura settentrionale, appunto. I due emisferi si distinguono anche per un altro aspetto: a sud ci fu acqua allo stato liquido, mentre al nord… chissà? Finora non se n’era trovata traccia. Finora.
Le prove dell’esistenza di acqua liquida sono molteplici. Per esempio le strutture interpretabili come letti di antichi fiumi. Oppure rocce e sedimenti, come le argille, considerati indizi molto forti della presenza di mari, laghi, stagni o almeno grosse pozzanghere. Grazie alle osservazioni spettrometriche dall’orbita, queste argille sono state trovate in centinaia di zone dell’emisfero australe, dove il materiale vicino alla superficie risale a 4 miliardi di anni fa. Nel nord invece niente. Strano. Tanto più che la grande pianura viene considerata da alcuni planetologi un potenziale fondale di un antico oceano.
Tuttavia sull’ultimo numero di “Science” è comparso un articolo nel quale un gruppo di ricercatori francesi e statunitensi riferisce i risultati ricavati dalle misure spettrometriche della Mars Express, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), e del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), della NASA. Ed ecco qua: argille anche nel nord, in corrispondenza di crateri da impatto. Ovvio: l’urto ha perforato lo strato superficiale e ha messo a nudo l’argilla sottostante. Il Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM) a bordo del MRO ha esplorato dall’orbita 91 crateri boreali, rivelando in almeno 9 di essi argille o idrati silicati che si formano in ambienti umidi sulla superficie o nel sottosuolo. A conferma di precedenti misure dello spettrometro OMEGA della Mars Express, che però aveva scoperto solo depositi argillosi molto più piccoli. “Avevamo bisogno delle risoluzione spaziale migliore possibile”, ha dichiarato John Carter, dell’Università di Parigi, che è uno degli autori dell’articolo su “Science”. “I due strumenti hanno caratteristiche differenti e per noi è stato un grande vantaggio poterli usare entrambi”.
Adesso abbiamo un tassello in più nel puzzle misterioso del passato di Marte: un nuovo indizio della presenza di acqua liquida si è aggiunto alla mole di informazioni già in nostro possesso. “Possiamo affermare che il pianeta fu modificato su scala globale dall’acqua liquida 4 miliardi di anni fa”, conclude Carter. Ma l’acqua non è la vita. E’ indispensabile alla vita, ma non è la vita. Prima di avere una prova di quest’ultima, se mai ci fu, dovrà scorrere sotto i ponti (terrestri, com’è ovvio) ancora parecchia… acqua.

 L’articolo su Science

 Mars Reconnaissance Orbiter

 Mars Express

  Water on Mars

Edizione del 4 maggio 2016
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