
Metti un oggetto lontano lontano, in fondo all’universo: a parecchi miliardi di anni-luce, per dire. Metti poi in mezzo, più vicino a noi, un altro oggetto molto molto massiccio. Che effetto fa? Te lo dice Einstein, con la relatività generale: fa l’effetto di una lente gravitazionale. In sostanza, l’oggetto frapposto devia la luce proveniente dall’oggetto più lontano, la cui immagine viene deformata, spostata, perfino moltiplicata. Di lenti gravitazionali se ne conoscono parecchie. E’ anzi un fenomeno assai utile per scoprire cose interessanti sui corpi che le provocano, quelli che fanno da “lenti”. Per esempio, se si tratta di galassie, quanta materia c’è dentro, compresa la materia oscura. Ora l’ultima scoperta, appena pubblicata da “Astronomy & Astrophysics “, arriva da Losanna: anche un quasar può fungere da “lente”.
Quasar sta per quasistellar object. I primi furono scoperti negli Anni Sessanta: otticamente sembravano modeste stelline, ma erano potenti sorgenti radio e si trovavano a distanze cosmologiche. Col tempo s’è capito che solo una piccola percentuale dei quasar è formata da radiosorgenti. E ci si è fatta un’idea più precisa della loro natura. Sono, per dirla semplice, buchi neri di decine di milioni di masse solari che stanno “divorando” la galassia che li ospita. La materia che precipita nel buco nero emette una grande quantità di energia prima di scomparire: ecco perché riusciamo a osservarli da così lontano.
Un quasar è un soggetto perfetto per subire l’effetto di una lente gravitazionale. E’ potente, è distante, e basta che in mezzo ci sia una galassia massiccia o un ammasso di galassie perché la luce del quasar venga deviata e deformata. Infatti di lenti gravitazionali siffatte se ne conosce ormai un centinaio. Adesso però gli scienziati del Laboratorio di Astrofisica del Politecnico Federale di Losanna (EPFL) sono riusciti a scovarne uno che, a 1,6 miliardi di anni-luce, la lente gravitazionale non la subisce ma la produce. La sorgente della luce deviata è, invece, una galassia più distante, a 7,5 miliardi di anni-luce.
Gli astrofisici hanno pescato il quasar nel database dello Sloan Digital Sky Survey: una mappatura tridimensionale di un quarto del cielo, che raccoglie un milione di galassie e oltre 120 mila quasar. In un sottoinsieme di 23 mila quasar nell’emisfero boreale, i ricercatori di Losanna ne hanno identificati quattro che avrebbero potuto comportarsi da lenti. Questi ultimi sono stati comunicati ai fisici del Caltech, negli Stati Uniti, che li hanno osservati con uno dei telescopi Keck, alle Hawaii. Bingo! Uno dei candidati produceva proprio una lente gravitazionale.
Adesso si aspetta che vengano rilasciate anche le osservazioni effettuate con l’Hubble Space Telescope e poi ce ne sarà abbastanza per capire cos’è e com’è e come funziona quel quasar. Grazie a un’idea di Einstein che ormai ha quasi un secolo.
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