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Eureka | Spaziotempo - 21 ago 2010 03:00

La pulsar nel tuo computer

Scoperta grazie ad Einstein@Home

"Ma io, proprio io, che cosa posso fare per rendermi utile in astronomia?": quante volte te lo sei chiesto? E magari ti sei anche risposto: "Potrei comprarmi un telescopio e mettermi a studiare... chessò... le stelle variabili, oppure i pianetini, o magari le supernovae extragalattiche". Tutte attività alla portata di un astrofilo munito di un buono strumento, tanta pazienza e molta volontà. Poi ci ripensi, ti accorgi che la spesa per il telescopio è dura da far digerire alla consorte, ti rendi conto pure che il salotto col divano e il televisore è assai più comodo del freddo cortile in inverno, e soprassiedi. Ma ti rimane quel desiderio insoddisfatto di contribuire anche tu, magari perfino di scoprire qualcosa di originale. Ebbene, lo strumento per riuscirci è davanti ai tuoi occhi in questo preciso momento: il tuo computer. Non ci credi? Allora sappi che con un comune, modesto computer da tavolo una coppia americana ha scoperto una pulsar prima sconosciuta.
Che cosa fa il tuo computer quando tu non ci sei? Lancia il salvaschermo: nel migliore dei casi belle foto dal tuo album, nel peggiore la scritta banale "Torno subito". Roba inutile, comunque: energia elettrica sprecata mentre tu sei fuori in pausa pranzo. Come il tuo, milioni di altri computer nel mondo stanno lì a girare a vuoto, a produrre nulla. Non è un peccato? Ecco allora l'idea: elaborazione distribuita, si chiama. Funziona così: tu installi un salvaschermo speciale che in tua assenza scarica da Internet pacchetti di dati da elaborare, li macina, restituisce il risultato e poi ne scarica di nuovi. A che pro? L'idea iniziale era venuta ai cacciatori di alieni (quelli seri, però, non gli ufologi): SETI@Home (dove SETI sta per Search for Extra-Terrestrial Intelligence). Dovevano infatti elaborare grandi moli di dati. Poi il progetto si è sviluppato e la tecnologia è stata estesa a molte altre ricerche, fino alla biologia: volendo, si può perfino collaborare a ricostruire la forma delle proteine. Ovunque, insomma, serva una grande potenza di calcolo. Per esempio anche nella ricerca delle onde gravitazionali.
Così è nato il progetto Einstein@Home. Scopo: macinare le misure raccolte dal Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO). Partecipano 262 mila volontari sparsi in 192 Paesi. Successo nei primi quattro anni: zero. Non c'è da stupirsi: se davvero le onde gravitazionali fossero rivelate, sarebbe una scoperta da Premio Nobel. Peccato, però, non poter andare almeno un po' di soddisfazione a chi mette gentilmente a disposizione le proprie macchine. Sicché nel marzo del 2009 Bruce Allen, direttore di Einstein@Home e del Max Planck Institute for Gravitational Physics di Hannover, in Germania, decide di dedicare il 35 per cento del tempo di elaborazione a tutt'altro. Nella fattispecie, alla ricerca di segnali radio provenienti dalle pulsar, cioè compattissime stelle di neutroni che emettono un segnale pulsante a causa della loro rapida rotazione. Passano pochi mesi e, nel luglio dell'anno scorso, gli americani Chris e Helen Colvin di Ames, nell'Iowa, scovano una nuova pulsar nei dati raccolti con il radiotelescopio di Arecibo, a Puerto Rico. Di fatto, non se ne accorgono subito: il loro computer macina, trova, comunica al server centrale e basta. E' Allen che in seguito li informerà del risultato, confermato pochi giorni dopo da altri volontari e, soprattutto, da misure indipendenti raccolte dai radiotelescopi. Il successo è documentato ufficialmente in un articolo apparso nei giorni scorsi nell'edizione on line di "Science".
PSR J2007+2722 (così è stata battezzata la pulsar) non è la prima in assoluto scoperta da Einstein@Home. E' però la prima sconosciuta in precedenza: le altre 120 erano solo delle riscoperte di pulsar già note. PSR J2007+2722 si trova a 17 mila anni-luce da noi, nella costellazione della Vulpecula. Compie 42 giri al secondo, quindi è più veloce del 90 per cento delle pulsar conosciute: un indizio del fatto che è... "riciclata". E' come se della materia le fosse caduta addosso mentre era più lenta nella rotazione e, proprio come una pattinatrice che stringe sul corpo le braccia, la pulsar avesse iniziato a girare più in fretta. Ma da dove arrivava quella materia? Da una stella compagna, si presume. Della quale però non c'è traccia. Forse è stata distrutta in un'esplosione di supernova? Però la nuova pulsar non è immersa nei resti di un simile, catastrofico evento. E allora? Mistero. Un fatto però sembra assodato: la pulsar rallenta, ma piano piano. Questo suggerisce la presenza di un campo magnetico piuttosto debole. Inoltre non è stata rivelata una controparte nei raggi gamma e nei raggi X.
Insomma, da un anno a questa parte molto ricerche sono state svolte su PSR J2007+2722. E tutto perché due persone come Chris e Helen Colvin, prive di una formazione scientifica professionale, hanno deciso di partecipare a un progetto su grande scala e hanno avuto successo. Certo, c'era una sola possibilità su 262 mila. Un po' come la lotteria. Ma come diceva quella pubblicità? Se non giochi, non vinci.

21.08.2010 - 03:00
Marco Cagnotti
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