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Eureka | Spaziotempo - 28 ago 2010 09:24

Settimana di esopianeti

Scoperti due sistemi importanti per la scienza

Nei giorni scorsi sono finiti sotto i riflettori gli esopianeti, cioè i pianeti in orbita intorno ad altre stelle. Per ben due volte. Sicché val la pena fare il punto della situazione e vedere perché queste recenti scoperte sono significative.
Cominciamo da HD 10180, una stella di tipo G situata a 137 anni-luce dal Sole. E già questo dice qualcosa: è vicina e della stessa classe spettrale del nostro Sole. Mmm... interessante. Insieme a 400 altre stelle simili al Sole, HD 10180 viene monitorata usando lo spettrografo HARPS applicato al telescopio da 3,6 metri dell'European Southern Observatory (ESO) a La Silla, in Cile. In sei anni, gli astronomi l'hanno seguita per 190 notti. Ed ecco il risultato, descritto in un articolo su "Astronomy & Astrophysics": HD 10180 possiede ben sette pianeti. Il primo firmatario della scoperta è Christophe Clovis, dell'Università di Ginevra, ma ci fa piacere constatare che fra gli altri troviamo Michel Mayor e Didier Queloz, i due ginevrini che 15 anni or sono scoprirono il primo pianeta extrasolare intorno alla stella 51 Pegasi. L'allegra brigata planetaria è un record nella caccia agli esopianeti e rende HD 10180 ancora più simile al nostro Sistema Solare (che, lo ricordiamo, di pianeti ne ha otto). E veniamo ora alla principale fra le differenze: quei sette sono assai diversi dai pianeti qui attorno, nel nostro cortile di casa. Cinque hanno masse comprese fra 13 e 25 volte quella della Terra, quindi sono paragonabili a Nettuno. Un sesto pianeta ha 65 masse terrestri e dovrebbe somigliare a Saturno (anelli a parte, ché quelli sono tutto un altro discorso). Ce n'è poi un settimo, ancora tutto da confermare, che orbita vicinissimo alla stella e di cui si capisce poco. Sia chiaro: nessuno di questi corpi è stato "visto" direttamente. Le prove della loro esistenza sono indirette, ricavate dalle oscillazioni delle linee spettrali della stella. Ma tant'è: siamo comunque di fronte a un record quantitativo e a un sistema con grandi punti di somiglianza con il nostro.
Passano pochi giorni, ed ecco un altro risultato eclatante: una nuova Terra! Così, almeno, l'hanno presentata le agenzie di stampa. Calma e gesso: anche qui ci sono alcune precisazioni importanti ignorate dai giornali. L'Osservatorio spaziale Kepler, lanciato nel 2009 proprio per cercare pianeti extrasolari, ha individuato finora 700 possibili candidati studiando le deboli variazioni luminose delle stelle provocate dal transito frontale del pianeta (un po' come quando Venere passa davanti al Sole, per intenderci, ma visto da molto molto più lontano). Fra i candidati, una stella a 2.000 anni-luce da noi assume un ruolo particolare ed è già stata battezzata Kepler 9. Secondo quanto descrivono i ricercatori in un articolo pubblicato da Science Express, questo sistema possiede di sicuro due pianeti della taglia di Saturno e piuttosto vicini alla propria stella. Importante: i due sono in risonanza 2 a 1. Significa che, per ogni orbita del più distante, il pianeta interno compie due giri intorno alla stella. Però il rapporto non è proprio preciso preciso. E su quella piccola imprecisione si è giocata la possibilità per gli scienziati di misurare le masse planetarie usando le misure raccolte da Kepler. Non solo: c'è anche qualche indizio della presenza di un terzo corpo, di sole 1,5 masse terrestri. Attenzione: solo qualche indizio. Perciò la scoperta di un "gemello della Terra" è ancora tutta da verificare. Se però la sua presenza fosse confermata, saremmo di fronte a uno fra i più piccoli pianeti extrasolari. Forse addirittura il più piccolo fra quelli conosciuti. Tuttavia, prima che qualcuno pensi di poter fare le valigie e di emigrare per colonizzarlo, una precisazione è d'obbligo: questo pianeta, sempre ammesso che esista, ruota su un'orbita molto stretta intorno alla propria stella. Traduzione: lì fa un caldo bestiale. Insomma, non solo non ci possiamo andare noi, ma è del tutto inverosimile che possa viverci anche solo un batterio.
In conclusione, un pianeta adatto a ospitare la vita ancora non l'abbiamo trovato. Però una cosa sappiamo per certa, dopo 15 anni dalla scoperta (svizzera, eh!) del primo pianeta extrasolare: i pianeti sono comuni intorno alle stelle. Tant'è vero che ormai ne conosciamo 500. Formano sistemi anche numerosi. E quelli di taglia terrestre sono non soltanto verosimili ma, probabilmente, anche numerosi. E' già tanto. E ci induce a proseguire le ricerche.

28.08.2010 - 09:24
Marco Cagnotti
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