
A 500 anni-luce da noi, IRC+10126 è una stella con una massa un po' più grande di quella Sole. Ma il suo volume... beh, il suo volume è tutt'altra cosa: centinaia di volte maggiore. Se si trovasse al posto del Sole, inghiottirebbe perfino Marte. Però vederla da qui non dice un granché. Anzi, è debolissima, appena alla portata anche dei telescopi più potenti. Questo solo nelle lunghezze d'onda visibili, tuttavia, perché nell'infrarosso invece è brillantissima, immersa com'è in una nube di polveri che, appunto, assorbe la luce visibile e riemette nell'infrarosso. Ebbene, proprio in quella nube, tutt'intorno alla stella IRC+10126, c'è un'immensa nuvola di vapore d'acqua. Ma da dove arriva?
Comete, pensavano gli astrofisici. O magari pianeti nani. Tutti oggetti fatti evaporare dalla stella e capaci di liberare acqua. Solo che come ipotesi faceva... acqua (è proprio il caso di dirlo), perché di fatto il vapore acqueo si trova troppo in profondità, troppo vicino alla stella. "Questo è un buon esempio di come uno strumento migliore possa cambiare completamente il nostro quadro generale", spiega Leen Decin, ricercatrice dell'Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, e coautrice di un articolo pubblicato due giorni fa da "Nature". Lo strumento migliore, in questo caso, è il telescopio spaziale Herschel, lanciato l'anno scorso e progettato espressamente per le ricerche nell'infrarosso: l'ideale quindi per un oggetto come IRC+10126. Con il PACS (Photodetector Array Camera and Spectrometer), Herschel ha infatti rivelato che, a quella distanza dalla stella, il vapore acqueo dev'essere troppo caldo, fra -200 e +800 gradi, per essere frutto della sublimazione di comete e pianeti. Ma allora come ci è arrivato? E' ben difficile immaginare la formazione spontanea di acqua dove invece dovrebbe esserci soprattutto monossido di carbonio. Infatti IRC+10126 è una cosiddetta "stella al carbonio": ormai in uno stadio avanzato della propria evoluzione, produce energia trasformando l'elio in carbonio, che poi risale verso gli strati più esterni e si combina con l'ossigeno. E l'acqua?
Tutto merito dalla radiazione ultravioletta proveniente dallo spazio e prodotta da altre stelle. Gli scienziati hanno infatti verificato che può penetrare nella nube di polvere, spezzare le molecole di monossido di carbonio e liberare l'ossigeno, che a propria volta si legherà con l'idrogeno e... ecco l'acqua. "E' l'unico meccanismo che può spiegare l'ampio spettro di temperature dell'acqua", precisa Decin. E aggiunge: "Nutriamo grandi speranze di poter ritrovare condizioni analoghe intorno ad altre stelle al carbonio".
Una domanda potrebbe rimanere insoddisfatta: perché l'acqua è così importante? A questa però possiamo rispondere noi: perché, insieme ai composti del carbonio, è indispensabile per l'esistenza di forme di vita. Ora, non è neppure immaginabile qualche essere vivente in una caldissima nube di vapore intorno a una stella. Però queste sostanze non rimarranno lì per sempre. Si disperderanno invece nel cosmo, nelle nubi interstellari in cui si formeranno nuove generazioni di stelle con il loro corteo di pianeti. E su quei pianeti, forse... Insomma, scoprire l'acqua ci dice molto sulla possibilità che anche altrove sia nata la vita.
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