
È per oggi. Su una colonna di fumo e di fiamme partiranno dalla base dell’ESA a Kourou, nella Guiana francese, due strumenti sofisticati e costosi che segneranno l’astrofisica dei prossimi anni.
Planck è stato progettato per indagare la radiazione cosmologica di fondo, liberata nell’universo 380 mila anni dopo il Big Bang. Il suo scopo è rivelarne la struttura nei più intimi particolari, ma anche verificare se nasconde le tracce di un fenomeno avvenuto pochi attimi dopo l’inizio: l’inflazione, ossia un’espansione accelerata a velocità superiore a quella della luce. L’idea piace molto ai fisici teorici, che l’hanno escogitata per spiegare l’uniformità del cosmo. Ma ancora non è mai stata verificata.
Herschel è invece un telescopio orbitante, il più grande mai inviato nello spazio, studiato per scrutare il cielo nell’infrarosso. I ricercatori intendono ricavarne informazioni preziose sull’origine delle galassie e delle stelle, ma anche indicazioni sui pianeti extrasolari che nascono nei dischi di gas e di polveri che circondano le giovani stelle.
Ci riusciranno? Le speranze sono elevate, le carriere in gioco molte. E anche i quattrini: oltre due miliardi di franchi sono a bordo di quell’Ariane 5.
Stacca la via cavo o l’antenna del satellite, accendi la televisione e sintonizzati dove non c’è alcuna trasmissione. Che cosa vedi? “Neve”: così è chiamato quel disturbo fatto di pixel bianchi e neri. Ecco, guardalo attentamente e rifletti: l’1 per cento di quel segnale proviene dalle profondità del cosmo. E’ la radiazione cosmologica di fondo, o CMB (acronimo di Cosmic Microwave Background), liberata nell’universo 380 mila anni dopo il Big Bang, quando la materia e la luce si separarono definitivamente e il cosmo diventò trasparente.
La CMB è l’ostacolo estremo oltre il quale lo sguardo umano non può spingersi. E’ un velo diffuso di microonde alla temperatura di 2,75 gradi sopra lo zero assoluto. Nessuno strumento potrà mai penetrarla, perché prima del momento in cui venne rilasciata l’universo era opaco e imperscrutabile. Succedevano molte cose, ma noi non potremo mai guardarle con i nostri strumenti.
Molte persone fanno fatica ad accettarli, ma la scienza pianta molti paletti sul confine della conoscenza e delle possibilità umane. Per esempio, non si può costruire la macchina del moto perpetuo (no, non si può, e chiunque dichiari di esserci riuscito usa qualche trucco). Non si può scendere al di sotto dello zero assoluto. Non si può andare indietro nel tempo oltre il Big Bang. Non si può conoscere con precisione arbitraria la velocità e la posizione di una particella elementare. Non si può perché le leggi fondamentali lo impediscono. Allo stesso modo, non si può vedere oltre la CMB.
La scienza ha però imparato da tempo che quello che si può vedere può spesso essere dedotto per via indiretta. E proprio a questo mira (anche) a fare Planck: scovare nella radiazione di fondo le tracce di un fenomeno come l’inflazione cosmica, che i fisici teorici ritengono indispensabile per spiegare l’universo com’è ora, ossia molto uniforme. Questo nuovo strumento ci riuscirà? Forse. In caso contrario, bisognerà costruirne uno ancora più sofisticato. Oppure trovare un’alternativa alle teorie correnti. E comunque sarà una sfida intellettuale eccitante. D’altronde che cos’altro è la scienza?
Marco Cagnotti
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