

Dune immense investite dai venti poderosi di un'atmosfera letale. In cielo un'enorme palla di gas circondata da anelli spettacolari. Inghiottito dalla sabbia umida di idrocarburi, un manufatto alieno e silente da anni. Così è Titano.
Titano è il luogo più lontano nel quale una sonda umana si sia mai posato: il lander europeo Huygens, al seguito della sonda Cassini, il 14 gennaio 2005. Sembra ieri, e invece son già passati 7 anni. Huygens è andata fuori servizio un'ora e mezzo dopo esser sceso sul satellite di Saturno (come previsto, peraltro). Ma Cassini è ancora lì, in orbita intorno al pianeta con gli anelli. Ci spedisce immagini e dati anche su Titano, visto dallo spazio. E ora ci fornisce indizi sul suo clima e la sua geologia grazie alle dune.
Già, le dune. Le recenti analisi dei dati del radar di Cassini hanno mostrato le variazioni stagionali proprio delle dune di sabbia del satellite: la seconda formazione superficiale più comune su Titano, seconde solo alle pianure. Con il 13 per cento della superficie totale, pari a 10 milioni di chilometri quadrati, potrebbero coprire gli Stati Uniti. Ovviamente non sono tutte concentrate in un'unica regione, sebbene siano più comuni alle latitudini intermedie, fra +30 e –30 gradi. Larghe fino a 2 chilometri e lunghe centinaia, sono alte molte decine di metri e hanno forme e dimensioni che dipendono dalla latitudine e dall'altitudine.
Il radar di Cassino ora ci mostra che sono più distanziate fra loro le dune a quote più alte. Fra una e l'altra c'è solo un sottile strato di sabbia. Ne consegue che alle altitudini inferiori la sabbia è maggiore. Inoltre le dune sono meno ampie verso nord: man mano che si sale di latitudine, le loro dimensioni diminuiscono. Perché? Tutto dipende dal clima, secondo i planetologi.
Su Titano le stagioni sono determinate dall'orbita di Saturno intorno al Sole. Orbita che dura 30 anni dei nostri: tanto è lungo l'anno saturniano. Dallo studio della forma dell'orbita si capisce che le estati su Titano sono più brevi, più calde e più secche nell'emisfero australe del satellite. Conseguenza: meno umidità al suolo. E quindi granelli di sabbia (fatti non di silicati, però, bensì di idrocarburi solidi) che il vento può trasportare più facilmente. Ed ecco spiegate le grandi dune meridionali. Più a nord, dove c'è una maggiore umidità (e sempre di idrocarburi si tratta, ma allo stato liquido), il terreno è più compatto e le dune sono più piccole. Una conferma arriva dalla distribuzione delle pozze di metano e di etano, più diffuse al nord.
Ci importa qualcosa delle dune su un lontano copro celeste? Un po', se quelle strutture ci danno informazioni sulle geologia e sul clima del posto e sulla loro evoluzione nel tempo. E molto di più se pensiamo che quel luogo così alieno potrebbe essere un buon modello della Terra primordiale. Poco prima che la vita vi comparisse.
ROMA - La Terra è nel mirino dell'attività solare: dopo la gigantesca macchia AR 1476 recentemente comparsa... Leggi
ULX. No, non è un gemito di dolore. E nemmeno il nome storpiato di un supereroe verde. E' invece l'acronimo (un... Leggi
SAN PIETROBURGO - Tra sabato e domenica la Luna ha raggiunto il massimo avvicinamento alla Terra e lo spettacolo... Leggi
LUGANO - La tecnica utilizzata dai piccoli pesci per fuggire è stata oggetto di una simulazione con il supercomputer... Leggi