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Eureka | Spaziotempo -  28 gen 2012 09:40

Le dune di Titano

Ci parlano del clima e della geologia del satellite

Dune immense investite dai venti poderosi di un'atmosfera letale. In cielo un'enorme palla di gas circondata da anelli spettacolari. Inghiottito dalla sabbia umida di idrocarburi, un manufatto alieno e silente da anni. Così è Titano.
Titano è il luogo più lontano nel quale una sonda umana si sia mai posato: il lander europeo Huygens, al seguito della sonda Cassini, il 14 gennaio 2005. Sembra ieri, e invece son già passati 7 anni. Huygens è andata fuori servizio un'ora e mezzo dopo esser sceso sul satellite di Saturno (come previsto, peraltro). Ma Cassini è ancora lì, in orbita intorno al pianeta con gli anelli. Ci spedisce immagini e dati anche su Titano, visto dallo spazio. E ora ci fornisce indizi sul suo clima e la sua geologia grazie alle dune.
Già, le dune. Le recenti analisi dei dati del radar di Cassini hanno mostrato le variazioni stagionali proprio delle dune di sabbia del satellite: la seconda formazione superficiale più comune su Titano, seconde solo alle pianure. Con il 13 per cento della superficie totale, pari a 10 milioni di chilometri quadrati, potrebbero coprire gli Stati Uniti. Ovviamente non sono tutte concentrate in un'unica regione, sebbene siano più comuni alle latitudini intermedie, fra +30 e –30 gradi. Larghe fino a 2 chilometri e lunghe centinaia, sono alte molte decine di metri e hanno forme e dimensioni che dipendono dalla latitudine e dall'altitudine.
Il radar di Cassino ora ci mostra che sono più distanziate fra loro le dune a quote più alte. Fra una e l'altra c'è solo un sottile strato di sabbia. Ne consegue che alle altitudini inferiori la sabbia è maggiore. Inoltre le dune sono meno ampie verso nord: man mano che si sale di latitudine, le loro dimensioni diminuiscono. Perché? Tutto dipende dal clima, secondo i planetologi.
Su Titano le stagioni sono determinate dall'orbita di Saturno intorno al Sole. Orbita che dura 30 anni dei nostri: tanto è lungo l'anno saturniano. Dallo studio della forma dell'orbita si capisce che le estati su Titano sono più brevi, più calde e più secche nell'emisfero australe del satellite. Conseguenza: meno umidità al suolo. E quindi granelli di sabbia (fatti non di silicati, però, bensì di idrocarburi solidi) che il vento può trasportare più facilmente. Ed ecco spiegate le grandi dune meridionali. Più a nord, dove c'è una maggiore umidità (e sempre di idrocarburi si tratta, ma allo stato liquido), il terreno è più compatto e le dune sono più piccole. Una conferma arriva dalla distribuzione delle pozze di metano e di etano, più diffuse al nord.
Ci importa qualcosa delle dune su un lontano copro celeste? Un po', se quelle strutture ci danno informazioni sulle geologia e sul clima del posto e sulla loro evoluzione nel tempo. E molto di più se pensiamo che quel luogo così alieno potrebbe essere un buon modello della Terra primordiale. Poco prima che la vita vi comparisse.

28.01.2012 - 09:40
Marco Cagnotti
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