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Eureka | Spaziotempo - 25 lug 2009 03:00

La cicatrice di Giove

Scoperta da un astrofilo, è la conseguenza di un impatto

Gli astrofili servono a qualcosa? Sembra proprio di sì: l’universo è troppo stupefacente e ricco di fenomeni perché gli astronomi professionisti possano scoprire tutto. E anche un pianeta come Giove può riservare sorprese. La più recente è una patacca nera nella sua atmosfera, fotografata da un appassionato australiano, Anthony Wesley. Una patacca grossa come il nostro pianeta.
Il pianeta gigante non è nuovo a esperienze di questo genere. D’altronde è il più massiccio dei pianeti del sistema solare e quindi funge un po’ da “spazzino” di comete e asteroidi. Con il non trascurabile (per noi) effetto di proteggere i pianeti rocciosi più interni (fra i quali la Terra) da impatti potenzialmente devastanti. Esattamente 15 anni fa era stato colpito dai frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9, che gli si era avvicinata troppo e si era letteralmente sbriciolata. L’evento non poté essere visto direttamente, perché nascosto dietro il pianeta rispetto a noi, in una posizione molto sfortunata. Però, con la rotazione di Giove, le “cicatrici” dell’impatto apparvero ai telescopi a Terra e alla sonda Galileo che a quell’epoca era in viaggio verso il pianeta.
In questo nuovo caso, tuttavia, l’impatto non è stato osservato e neppure era stato previsto. Anthony Wesley ha solo scoperto una macchia scura verso il Polo Sud di Giove. Subito ha confrontato le proprie osservazioni con quelle dei giorni precedenti e, riscontrando un’evidente discrepanza, ha avvisato i ricercatori del NASA’s InfraRed Telescope Facility, alle Hawaii, che nel giro di sei ore hanno potuto confermare la scoperta e raccogliere nuove immagini nell’infrarosso. Però una macchia nell’atmosfera di un pianeta non appare dal nulla: qualcosa deve averla prodotta. E la rosa dei possibili colpevoli è piuttosto ristretta: un asteroide oppure una cometa, penetrato nella densa atmosfera gioviana. E l’hanno riscaldata, come documentano le immagini nell’infrarosso, nelle quali la macchia appare più luminosa (e quindi più calda) delle aree circostanti.
Ma... asteroide o cometa? E’ troppo presto per dirlo. Bisognerà svolgere ulteriori ricerche spettroscopiche, per verificare per esempio la presenza di acqua, che sarebbe l’indizio di un’origine cometaria. Le misure raccolte dai professionisti verranno pure confrontate con quelle dell’impatto della Shoemaker-Levy, che in planetologia è ormai diventato un case study classico.

25.07.2009 - 03:00
Marco Cagnotti
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