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Eureka | Terra - 28 nov 2009 03:00

La Groenlandia perde ghiaccio

E' responsabile di un sesto del sollevamento oceanico

L’orso polare non sarà contento di saperlo. Ma di sicuro se ne sarà già accorto da solo: possiamo immaginarlo mentre constata che “signora mia, non ci sono più le stagioni di una volta”. Anzi, non c’è proprio più nemmeno il ghiaccio di una volta. E, mentre l’orso se ne accorge al suolo, un satellite occhiuto lo conferma dallo spazio. Intanto in Olanda qualcuno tira le somme, scoprendo l’effetto della perdita dei ghiacci groenlandesi sull’innalzamento degli oceani.
Michiel van den Broeke è uno specialista di climatologia dell’Università di Utrecht. Di recente con i suoi collaboratori ha pubblicato sulla prestigiosa rivista “Science” un articolo nel quale confronta le rilevazioni sui ghiacci groenlandesi ottenute con due metodi del tutto differenti. Anzitutto al suolo: gli studiosi hanno modellizzato la differenza fra la neve caduta ogni anno fra il 2003 e il 2008 e quella invece scioltasi nello stesso periodo. Risultato: una perdita netta. Nel frattempo hanno anche raccolto le misure gravimetriche del satellite GRACE (Gravity Recovery And Climate Experiment), progettato per “pesare” la massa del ghiaccio sulla Groenlandia usandone l’influsso gravitazionale. I ricercatori hanno infine confrontato i risultati e hanno trovato che sono compatibili. Insomma, è un fatto: la Groenlandia perde ghiaccio. Ma dove va a finire?
Semplice: in parte negli oceani sotto forma di acqua liquida e in parte come iceberg solidi a spasso per i mari, liberati dai ghiacciai mentre scivolano sempre più veloci. Sicché van den Broeke e i suoi colleghi hanno cercato di quantificare l’aumento del livello dell’acqua provocato dalla perdita del ghiaccio groenlandese: si tratta di 0,46 millimetri all’anno, che a partire dal 2006 diventano addirittura 0,75 millimetri.
E’ tanto? E’ poco? Di fatto, è un sesto dei 3 millimetri di aumento medio riscontrati negli ultimi anni con misure di elevata precisione. Ora, 3 millimetri sembrano ben poca cosa, e gli stessi climatologi non possono prevedere con sicurezza se la crescita di 0,75 millimetri proseguirà allo stesso ritmo nei prossimi anni. Tuttavia la maggioranza di loro è certa che il riscaldamento globale, da tutti confermato, è provocato dalle attività umane, che non accennano a diminuire.
Proiettiamo allora quei millimetri sui prossimi decenni. E ricordiamo che agli antipodi c’è l’immensa placca di ghiaccio sul continente antartico, anche lei a rischio di fusione. Forse sulle fasce costiere milioni di persone dovrebbero cominciare a prevedere l’acquisto di stivaloni di gomma.

28.11.2009 - 03:00
Marco Cagnotti
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