


Pensi al clima e subito guardi verso l’alto. Perché il clima, tu pensi, è quello: la temperatura dell’aria circostante, il caldo estivo soffocante o il freddo inspiegabile dell’ultimo inverno (ma non c’era il riscaldamento globale?). Poi ti soffermi a riflettere un attimo e ti accorgi che no, il clima non è solo nell’aria intorno a te. Il clima è determinato anche dalle grandi masse oceaniche. Allora abbassi lo sguardo e osservi la superficie del mare. Già, il mare. Ma lo sguardo non è sceso abbastanza: ben più giù dovrebbe puntare, ben sotto la superficie. Infatti lì si gioca molto del futuro climatico del pianeta. Lo conferma una ricerca appena pubblicata da “Nature”.
Tutto comincia nel Mare di Ross, proprio di fronte alle coste antartiche. Lì enormi masse di acqua freddissima si inabissano fino a 3.000 metri di profondità e scorrono lungo l’Antartide finché raggiungono il plateau sottomarino delle Isole Kerguelen, nell’Oceano Indiano, 3.000 chilometri a sud ovest dell’Australia. A quel punto la forza di Coriolis, provocata dalla rotazione della Terra, spinge verso nord questa corrente profonda, nel frattempo diventata stretta (solo 50 chilometri) e veloce. Molto veloce. Lo ha scoperto il team guidato da Yasushi Fukamachi, dell’Ocean and Sea Ice Dynamics Group della Hokkaido University, in Giappone. I ricercatori hanno immerso più di 30 rilevatori di corrente e di temperatura e li hanno lasciati ormeggiati in posizione per due anni. Così hanno confermato l’esistenza della corrente profonda. Ma soprattutto ne hanno misurato la velocità: fino a 700 metri all’ora. Che sembra un’inezia, ma per gli oceani è parecchio: non esiste nell’emisfero australe una corrente profonda altrettanto veloce. Sono 30 milioni di metri cubi di acqua al secondo.
Queste masse liquide sono un elemento importante non solo per le aree toccate ma per l’intero pianeta. Infatti possono propagare rapidamente i mutamenti climatici e ambientali verso nord. D’altronde i primi segnali sono già stati rilevati: ci sono indizi di un significativo cambiamento della salinità nelle acque profonde intorno al plateau delle Kerguelen, provocato dalla fusione dei ghiacci antartici.
Le correnti profonde determinano effetti anche sui continenti. Si pensi al clima europeo, assai più mite di quello di regioni alla stessa latitudine e pure affacciate sul mare, per esempio in Nordamerica o in Giappone. Ma queste correnti possono cambiare. E quindi con loro può cambiare il clima. “Non stiamo dicendo che succederà istantaneamente”, ha dichiarato Fukamachi a “Nature”, “ma comprendere questo tipo di correnti è molto importante per comprendere il clima globale”.
Un primo “assaggio” delle conseguenze potrebbe arrivare a breve. Infatti nel febbraio scorso una lingua di ghiaccio lunga 78 chilometri si è staccata dal ghiacciaio Mertz, in Antartide. In passato questa propaggine aveva prodotto un’ampia regione libera dai ghiacci sul proprio lato occidentale, consentendo ai venti gelati provenienti dell’interno del continente di raffreddare le acque superficiali. Le quali, sprofondando, alimentavano le fredde correnti profonde. E adesso? Adesso staremo a vedere. Ma c’è il rischio perfino che i movimenti delle masse oceaniche ne escano radicalmente trasformati.
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