
300 mila vittime all’anno: come lo tsunami del 26 dicembre 2004. E’ questo il numero di vittime provocate ogni anno dai cambiamenti climatici, secondo il rapporto “Human Impact Report: Climate Change – The Anatomy of a Silent Crisis”, pubblicato dal Global Humanitarian Forum, un’organizzazione guidata dal segretario generale dell’ONU, Kofi Annan. E i nove decimi di queste vittime sono nei Paesi più poveri. Non bastasse questo, il rapporto prevede pure che nel 2030 le vittime annuali saliranno a mezzo milione. Quali le cause dirette? La denutrizione provocata dalle carestie, ma anche le siccità e le alluvioni.
Propaganda ideologica? Difficile sostenerlo, considerando il memorandum firmato da 20 Premi Nobel nei giorni scorsi a Londra durante un simposio sui cambiamenti climatici. Che invita a rispettare, entro il 2050, il limite del 50 per cento delle emissioni di anidride carbonica (rispetto a quelle del 1990). E si conclude con un invito molto chiaro: “Sappiamo che cosa dev’essere fatto. Non possiamo aspettare che sia troppo tardi. Non possiamo aspettare fino a quando sarà perduto ciò a cui teniamo di più”.
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