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Eureka | Vita - 29 set 2009 03:00

Come nasce una specie

Il ruolo dei cromosomi sessuali e delle montagne

Si fa presto a dire “specie”. Ma quand’è che due individui appartengono a specie viventi diverse? Semplice: quando non possono più riprodursi accoppiandosi. Oppure possono, ma la prole è sterile. La speciazione (ossia la comparsa di nuove specie) è determinata dall’adattamento all’ambiente. Ma non solo, rivelano ora due nuovi studi, uno nei mari e l’altro nelle montagne.
Nel Mar del Giappone c’è un pesciolino, una specie di spinarello, ben distinto dai suoi progenitori viventi nell’Oceano Pacifico. Secondo Jun Kitano e i suoi collaboratori della Tohoku University, autori di una ricerca appena pubblicata da “Nature”, la separazione è avvenuta a causa di una mutazione nei cromosomi sessuali: il cromosoma Y dello spinarello giapponese si è fuso in passato con un diverso cromosoma, non sessuale. Risultato: i maschi sono diventati più aggressivi, perché un gene nel nuovo cromosoma è associato proprio all’aggressività. Maschi aggressivi, quindi femmine restie a frequentarli. Ne consegue una deriva genetica e una separazione delle specie. Infatti, se le femmine del Pacifico sono proprio costrette ad accoppiarsi con gli spinarelli giapponesi, adesso nascono pesciolini sterili. Quindi è nata una nuova specie, grazie a una variazione nei cromosomi sessuali. Che rivelano così la propria importanza nella speciazione: quando un nuovo carattere compare per mutazione ed è favorevole per i maschi ma svantaggioso per le femmine, allora la selezione naturale tende a concentrare i suoi geni nei cromosomi sessuali peculiari del maschio.
Ma anche le montagne sono importanti. La loro ricca biodiversità è nota da tempo. E secondo i biologi è prodotta dalla grande varietà di ambienti ecologici, capaci di ospitare molte specie differenti. Durante un recente meeting della Society of Vertebrate Paleontology a Bristol, in Inghilterra, Catherine Badgley, dell’Università del Michigan ad Ann Arbor, ha esposto i risultati delle ricerche compiute con il collega John Finarelli, dalle quali emerge che (guarda un po’) le specie appaiono più di frequente proprio quando l’attività tettonica (cioè la formazione delle montagne) è più intensa. Badgley e Finarelli lo hanno capito studiando fossili antichi da 23 a 5 milioni di anni, rinvenuti nelle Montagne Rocciose e nelle grandi pianure nordamericane. Datandoli con precisione, si sono accorti della concomitanza fra vere e proprie esplosioni nella speciazione e l’attività tettonica. Badgley tenta anche una spiegazione: quando le montagne si sollevano, le varietà degli esseri viventi (non ancora specie, quindi capaci di ibridarsi fra loro) vengono separate, si isolano, subiscono una deriva genetica e alla fine formano specie indipendenti.

29.09.2009 - 03:00
Marco Cagnotti
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