
Quasi 4 milioni e mezzo di anni, ma portati bene. Con tutti gli ossicini. Quasi tutti, in realtà, ma quelli mancanti contano poco. È Ardipithecus ramidus, il nuovo ominide nel nostro albero genealogico. Un ritrovamento non troppo recente, per la verità: venne fuori da uno scavo nel deserto dell’Afar, in Etiopia, nel 1992. Perché se ne parla ora, dunque? Perché questi 17 anni di ricerche coperte da un segreto rigoroso (l’hanno chiamato “il Progetto Manhattan della paleoantropologia”) hanno prodotto il risultato finale: un numero della prestigiosa rivista “Science” quasi integralmente dedicato a lei, familiarmente battezzata Ardi. Con articoli di 47 dei 70 studiosi che si sono occupati dei più piccoli particolari del suo scheletro.
Questa femmina ominide è un tassello importante del grande puzzle del nostro passato. Grazie alla completezza dello scheletro, ci offre infatti una ricca messe di informazioni sulla relazione fra noi e l’antenato in comune con le scimmie moderne. Così sappiamo che Ardi camminava eretta e non usava le braccia per deambulare, proprio come noi, ma pure che aveva gli alluci prensili ai piedi per arrampicarsi sugli alberi, proprio come le scimmie.
Per trovare uno scheletro simile bisogna venire a epoche più recenti: è la famosa Lucy, una femmina di Australopithecus afarensis scoperta sempre nell’Afar nel 1974 e vecchia 3,2 milioni di anni. Poi, certo, ci sono anche antenati più antichi di Ardi. Per esempio un esemplare di Ardipithecus kadabba, etiope e datato a 5,8 milioni di anni. E ci sono anche Orrorin tugenensis, dal Kenya, e Sahelanthropus tchadensis, dal Ciad, entrambi di 6 milioni di anni. Sono incompleti, però: di Orrorin tugenensis si hanno solo due femori, alcuni denti e ossa spezzate, di Sahelanthropus tchadensis un teschio, due mandibole e alcuni denti. Perfino Lucy manca di alcune importanti ossa delle mani e dei piedi.
Ardi no. Ardi è molto completa. D’altronde due anni di scavi nel deserto dell’Afar hanno regalato ai paleoantropologi del Middle Awash Project i resti di 36 individui. E Ardi, con ben 125 pezzi, è quello conservato meglio. Il sedimento che conteneva questo bendiddio si trova fra strati di rocce vulcaniche ed è stato datato a 4,4 milioni di anni fa. Dentro c’era questa ominide da 50 chili e 1 metro e 20 di altezza. Con mani e polsi molto moderni, diversi da quelli scimmieschi. E anche con canini poco aguzzi: un’altra caratteristica umana. In compenso con piedi prensili, capaci di stringere i rami degli alberi per arrampicarsi.
Ma Ardi, com’è chiaro ormai, non è il nostro antenato comune con le scimmie moderne: è troppo recente. L’anello di congiunzione, con ogni probabilità risalente a 8-10 milioni di anni fa, manca ancora all’appello. Non resta che continuare a scavare.
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