
“Crunch, crunch!”: il piccolo mammifero continuava a sgranocchiare. Facile, ora che il proprietario dell’osso era bello che morto e di lui era rimasto solo lo scheletro. Ma facciamo un passo indietro. O meglio in avanti, dato che passiamo dal tardo Cretaceo ai giorni nostri, nel momento in cui Nicholas Longrich, della Yale University, e Michael J. Ryan, del Cleveland Museum of Natural History, si sono imbattuti per caso in qualcosa di molto particolare.
I due stavano studiando le collezioni del Laboratory for Vertebrate Palaeontology dell’Università dell'Alberta, in Canada, e del Royal Tyrrell Museum of Palaeontology, quando hanno notato dei segni su alcune ossa risalenti a 75 milioni di anni fa. Questi segni sono saltati subito all’occhio di Longrich perché quando era piccolo ne aveva visti di simili sulle corna di un cervo portato a casa dal padre e ne era rimasto colpito. Si trattava di “impronte” lasciate da denti di mammifero che i ricercatori hanno individuato anche su altre ossa, alcune di grossi dinosauri, recuperate durante una ricerca sul campo nella provincia di Alberta. Le tracce scoperte da Longrich e Ryan segnavano il femore di un champsosauro, un rettile acquatico lungo un metro e mezzo, la costola di un adrosauro o forse di un ceratopside, il femore di un altro grande dinosauro che probabilmente faceva parte degli ornitischi e l’osso mascellare di un piccolo marsupiale.
A quanto pare non potrebbe essere stato che un mammifero il responsabile di questi solchi, perché esse sono il risultato dell’azione di paia di denti opposti: una caratteristica a quel tempo propria solo dei mammiferi. Piccoli, simili a scoiattoli, appartenevano all’ordine estinto dei multitubercolati e possedevano incisivi superiori e inferiori appaiati. I ricercatori, che hanno comunicato la propria scoperta su “Palaeontology", aggiungono però che le creature che masticarono queste ossa non erano capaci di sgranocchiare come gli attuali roditori: un’abilità che si è sviluppata molto dopo che i dinosauri si estinsero.
“Crunch, crunch!”: proprio una cena, è il caso di dirlo, “ridotta all’osso”. “Non è così”, assicura però Longrich. “Le ossa erano per loro una specie di integratore alimentare: le rosicchiavano per sfruttarne i sali minerali”.
(Fonte: Quarantadue)
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