
Colore sgargiante, profumo inebriante e nettare ghiotto: stratagemmi che l’evoluzione s’è inventata per far sì che il fiore attraesse insetti impollinatori come il bombo (Bombus terrestris). Il bombo è un’ape pelosa, nera con strisce chiare, che svolazzando tra i fiori trasporta il polline e aiuta alcune piante a riprodursi, garantendo la sopravvivenza della loro specie. Purtroppo malattie, cambiamenti climatici e modifiche ambientali prodotte dall’uomo stanno riducendo in tutto il mondo il numero di questi animali. Indispettita, l’evoluzione risponde con un sonoro “Chissenefrega!”. Lei, infatti, è già pronta al contrattacco.
Sarah Bodbyl-Roels, dell’Università del Kansas, ha raccontato in cosa consiste questa mossa evolutiva alla Evolution 2010 Conference, a Portland, dopo aver osservato i risultati di un esperimento. In un prato ha piantato 1.600 piante di Mimulus guttatus, un fiorellino giallo diffuso sulle rive dei ruscelli del Nordamerica. Altre 1.600 piante dello stesso tipo sono state piantate in una serra, dove non avrebbero potuto entrare in contatto con i loro impollinatori, i bombi. Le piante sono cresciute tranquillamente fino ad arrivare alla quinta generazione. A questo punto c’era una certa differenza tra le piante del prato e quelle della serra: le seconde avevano i fiori più piccoli e dentro il fiore gli organi maschili e femminili erano molto più vicini. La causa sta in un cambiamento genetico e i ricercatori sono stati in grado di individuare le regioni di DNA coinvolte. Anche per quanto riguarda la quantità dei semi, che è una misura della capacità della pianta di riprodursi, c’è stato un cambiamento: sebbene la produzione di semi nelle piante isolate fosse crollata durante le prime tre generazioni, era poi cresciuta di nuovo avvicinandosi, alla quinta generazione, a quella delle piante impollinate. Lentamente, dunque, Bodbyl-Roels ha assistito al passaggio da impollinazione entomofila ad autoimpollinazione.
La buona notizia è che alcuni fiori sembrano capaci di reagire alla scomparsa dei loro impollinatori e sono in grado di recuperare bene, almeno a breve termine. Questo suggerisce che i sistemi di fioritura possano evolvere per sopravvivere a graduali cambiamenti ambientali. Ma l’evoluzione ha poco da mostrarsi così sicura di sé, dato che a lungo termine, come prevede Bodbyl-Roels, l’autoimpollinazione riduce la diversità genetica, generando piante che sono meno capaci di reagire a forti pressioni ambientali.
(Fonte: Quarantadue)
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