
Passeggiava su un altopiano color ruggine proprio sopra la Mecca, in Arabia Saudita. Era in cerca di fossili e, per la precisione, puntava a quelli di antiche balene. Infatti Iyad Zalmout, paleontologo dell’Università del Michigan, era convinto che un tempo lì ci fosse il mare. Pensava che in quelle rocce si nascondessero fossili risalenti al Cretaceo (periodo compreso tra 145 e 65 milioni di anni fa) e dunque non si sarebbe meravigliato nel trovarci pure qualche scheletro di dinosauro.
All’improvviso Zalmout s’imbatté in qualcosa di sconosciuto e completamente inaspettato: uno strano teschio. Difficile riconoscere a quale animale appartenesse, ma osservandolo bene si rese conto che il proprietario doveva essere un primate dell’Oligocene (periodo che va da 35 a 23 milioni di anni fa). E’ in quest’intervallo di tempo che sarebbe avvenuta la separazione tra il ramo evolutivo delle scimmie del Vecchio Mondo (cercopitecoidei) e quello degli ominoidi (scimmie antropomorfe e uomini). Entrambe le linee evolutive appartengono al gruppo di primati conosciuti come Catarhinae, i cui fossili più antichi risalgono all’inizio dell’Oligocene. Fossili più recenti, risalenti al tardo Oligocene, suggeriscono che a quel tempo la separazione tra i due rami era già avvenuta. Ma che accadde fra 35 e 23 milioni di anni fa? Nel buio profondo dovuto alla quasi totale mancanza di resti fossili non si riusciva a intravedere la morfologia dell’ultimo antenato comune tra ominoidi e cercopitecoidei, il periodo preciso della loro divergenza o una chiara relazione tra gli esemplari appartenenti alla storia evolutiva delle Catarhinae.
Stavolta però ci siamo. Anche se il cranio è solo parziale, getta un po’ di luce, almeno abbastanza da capire che il nuovo primate, chiamato Saadanius hijazensis, è vissuto 28-29 milioni di anni fa e probabilmente si trova alla base della divisione tra i due rami, dando proprio l’impressione di essere il più recente antenato comune. Difficile mettere assieme i pezzi del puzzle della nostra evoluzione, ma ci si può provare, magari fiutando una pista grazie a un naso: quello del teschio di Saadanius. Infatti osservandolo si scopre che Saadanius manca dei seni paranasali tipici delle più recenti Catarhinae. Però in compenso possiede un tubulo auricolare osseo non ancora sviluppato nell’antenato di 35 milioni di anni fa. Anche per questo i ricercatori hanno dedotto la sua più recente comparsa nell’albero evolutivo spostando la separazione dei due gruppi da 35 milioni di anni fa al periodo compreso tra 29 e 24 milioni. Il primate di media grandezza (15-20 chilogrammi), descritto in un articolo su “Nature” permetterà di ricavare ulteriori informazioni sull’evoluzione delle Catarhinae grazie al confronto dei denti, della posizione delle orbite e del teschio con quelli di altri primati. In più, il reperto affiorato dalla terra aiuterà i paleontologi a rispondere alle domande sulla vita dei primati in un periodo che finora ha fornito pochi elementi dei quali poter discutere.
(Fonte: Quarantadue)
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