
Inutile nasconderselo: che sull’argomento si sia scettici o believer, bisogna ammettere che i dischi volanti sono entrati nell’immaginario collettivo. E meritano un’indagine razionale e spassionata. Indagine della quale parlerà stasera alle 18 Massimo Polidoro, psicologo, scrittore di successo e segretario del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, in una conferenza dal titolo “Siamo soli nell’universo?” che si svolgerà al Parco Ciani a Lugano.
L’evento rientra nel vasto programma all’interno del festival scientifico basecamp 09, che è iniziato il 22 maggio e proseguirà fino al 30. Basecamp 09 propone conferenze e concerti, mostre fotografiche ed escursioni, un planetario gonfiabile e una simulazione di terremoto e molto altro ancora. Il festival è organizzato da Science et Cité, dalla Società Ticinese di Scienze Naturali e dalla Società Astronomica Ticinese, con la collaborazione di USI, SUPSI, Cantone Ticino e Città di Lugano e il sostegno di una quarantina di partner scientifici, culturali, artistici o turistici.
La domanda è antica: c’è vita nel cosmo, oltre alla nostra? E, soprattutto, là fuori c’è qualcuno con cui parlare, e magari dal quale imparare qualcosa? Non c’è bisogno di scomodare la fantascienza, fenomeno letterario del Novecento, per trovare gli alieni: da Luciano di Samosata a Voltaire, i precursori non mancano.
Solo nell’ultimo mezzo secolo, però, l’alieno diventa oggetto di studio scientifico. Dapprima sotto forma di microbo, ricercato per ogni dove dalle sonde che il genere umano ha sguinzagliato nel sistema solare. Ma invano: né su Marte né su Venere (men che meno!) e neppure su Titano c’è traccia (almeno per ora) non diciamo di E.T, ma almeno di un batterio. Forse Europa, il satellite di Giove, lascia qualche speranza. Ma in tempi di crisi economica mancano i soldi per spedire un robottino anche lassù, a trivellare il ghiaccio e frugare in fondo all’oceano, fra le caldere vulcaniche.
D’altronde, anche ammesso che un protozoo saltasse fuori da qualche parte, sarebbe davvero importante per tutti noi? Senza dubbio ci stupirebbe, ci affascinerebbe. Ma sconvolgerci... no, macché: ben altro è sconvolgente. L’aumento dei premi delle Casse Malati: quello sì è un argomento davvero sconvolgente.
Se invece dalle profondità del cosmo giungesse un bip-bip di chiara origine aliena e intelligente... allora davvero saremmo toccati nel profondo. Qualcuno con cui comunicare, insomma. Chi sono? Che tecnologia possiedono? Che cosa hanno scoperto, inventato, sognato? Credono in Dio (la domanda non è peregrina, come dimostra una splendida novella di Buzzati)? Possono venire qui oppure dobbiamo limitarci al gossip interstellare?
Purtroppo, almeno per ora, di quel segnale non c’è traccia. Già è tanto che le ricerche SETI siano state sdoganate nella scienza, che abbiano acquisito lo status di ricerche vere, serie, razionali, rigorose, dignitose. Qualcuno sostiene che siano anche, un po’ come tutta la ricerca fondamentale, inutilmente dispendiose. Ma costui è miope, perché non sa vedere al di là del suo naso. Gli strumenti sviluppati per SETI, infatti, trovano poi applicazioni in campi impensabili: dalla diagnostica medica al controllo del traffico aereo. Chi l’avrebbe mai detto?
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