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Eureka | Vita - 16 lug 2009 03:00

Non fu colpa dei polli

La Spagnola non era un'aviaria prima della pandemia

Da tempo tutti lo danno per scontato: la micidiale Spagnola, che nel 1918 provocò più di 20 milioni di morti (e alcune stime arrivano addirittura a 40), era un’influenza aviaria, trasmessa all’uomo dai volatili da allevamento. Un recente studio sembra però smentire quest’ipotesi.
Nel 2005 Jeffery Taubenberger, un virologo a quell’epoca attivo presso l’Armed Forces Institute of Pathology di Washington, D.C., e i suoi collaboratori pubblicarono sulla rivista “Science” un articolo nel quale mostravano come il virus della Spagnola fosse molto simile a un ceppo di influenza aviaria che, dopo alcune mutazioni, sarebbe diventato non solo trasmissibile dagli animali agli uomini, ma anche fra gli stessi esseri umani. Era l’epoca della grande paura per l’influenza aviaria, che riempiva le pagine di tutti i giornali. L’ipotesi di Taubenberger suscitò molto scalpore e qualche perplessità nella comunità scientifica. Ma l’idea rimase nell’immaginario collettivo: la Spagnola arrivò dagli uccelli, e potrebbe succedere ancora.
Ora Robert Webster, del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, nel Tennessee, e i suoi collaboratori pubblicano una ricerca sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, nella quale smentiscono l’ipotesi di Taubenberger. I ricercatori hanno infatti studiato il DNA di migliaia di ceppi influenzali del Novecento, per ricostruire i legami fra loro. Si sono spinti fino agli Anni Trenta, quando l’influenza cominciò a essere studiata con rigore scientifico, e hanno cercato di risalire all’indietro fino all’inizio del secolo. Webster e i suoi colleghi hanno così concluso che nel 1918 la Spagnola non si diffuse dagli uccelli, ma era presente nei mammiferi, per esempio i suini e gli stessi umani, già da alcuni anni: da un minimo di 2 a un massimo di 15, secondo i calcoli degli studiosi. Poi, mutando, diventò letale e provocò una strage.
La ricerca del gruppo di Webster ricostruisce la diffusione dell’influenza sulla base di calcoli al computer, non di rigorose osservazioni in laboratorio. Lascia quindi spazio alle critiche, che non hanno tardato ad arrivare. Com’è ovvio, anche da Taubenberger, che fra le altre cose nota come l’influenza dei suini sia stata rilevata dai veterinari non prima del 1918: un fatto bizzarro, se era diffusa già prima. Difficile dire che cosa accadde davvero prima del 1918, sostiene Taubenberger, con dati così poveri.
Insomma, la questione è aperta. Ma tale è il timore diffuso per un’altra pandemia, stavolta provocata di sicuro dall’influenza suina, che l’argomento, possiamo starne certi, godrà ancora delle prime pagine dei giornali.

16.07.2009 - 03:00
Marco Cagnotti
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