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Film Festival | Pardo - 12 ago 2010 17:19

Quei 288 bambini morti a Karamay

Il docu-film del cinese Xu Xin per un attimo di verità

LOCARNO - Mentre le industrie occidentali delocalizzano in Cina fingendo di dimenticare che è un sistema totalitario che tuttora reprime brutalmente il dissenso, è proprio con un racconto di una storia atroce e sconosciuta nel Celeste Impero che coraggiosamente il regista Xu Xin sfida la censura e ci dice della morte di centinaia di bambini, in una scuola andata a fuoco oltre tredici anni fa. Perché accadde? Perché - denuncia - furono fatti uscire prima i funzionari di partito e gli ufficiali in visita, mentre agli studenti fu data indicazione di stare seduti. Il resoconto della tragedia - spiegano decine di testimoni - fu falsificato dai media. Ma a fare verità ci pensa 'Karamay' in concorso internazionale al Festival internazionale del film di Locarno.

È un docu-film 'estremo' - dura quasi sei ore - un tempo però che appare necessario, se non addirittura appena sufficiente, perché ci illustra una Cina fatta di continui condizionamenti fin da piccini, verso il partito, Mao, il modello di società che si millanta sia socialista: il quadro in cui leggere e capire quello che è successo.

La telecamera si accende all'alba dell'8 dicembre 2007 - il giorno è quello dell'incidente - nel cimitero Xiaoxihu appunto della città petrolifera di Karamay, mentre il primo sole riveste di una luce fredda le montagne e il deserto del Gobi, visibili in lontananza. Si passa da una tomba all'altra: sono tutte di bambini con fotografie strazianti. I genitori spiegano con le lacrime agli occhi tutto: l'assurdità che sulle lapidi sia stato iscritto 'Martire nazionale', il degrado delle stesse tombe riparate dai soli familiari, la propaganda del regime. Anzi temono che l'operatore sia arrestato e il materiale sequestrato. Quindi si passa a testimonianze ancora più agghiaccianti: divampano le fiamme durante la rappresentazione scolastica nella Sala dell'amicizia del luogo, un edificio stile bunker, destinata alle alte cariche del ministero dell'educazione e a cui parteciparono quasi 800 allievi di scuola elementare e media con i loro docenti. Tutte le porte sono chiuse, senza un senso, salvo una: ma vengono fatti uscire per primi funzionari e militari, tutti sopravvissuti. Alla fine si contano 323 vittime di cui 288 fra i 6 e i 14 anni.

A oggi - altra denuncia nella denuncia - alle famiglie di Karamay non è nemmeno consentito di mostrare pubblicamente il lutto per i figli rimasti uccisi.

12.08.2010 - 17:19
Claudio Scarinzi
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