





Erano a rischio d'estinzione e, fino a 100 anni fa, in Svizzera, non ce n'era nemmeno uno. Stiamo parlando degli stambecchi, i grandi festeggiati del regno animale in questo 2011. Attualmente, in Svizzera, ne vivono 14'000 e domenica 8 maggio, nella Weisstannental - la valle dell'abete bianco -, per festeggiare la loro presenza, ne verranno messi in libertà altri.
Ma... abbiamo detto che gli stambecchi svizzeri compiono 100 anni. La storia della loro introduzione nella Confederazione è intrigante. L'8 maggio 1911 nella Weisstannental, in territorio di Mels (SG), venne infatti liberato il primo gruppo di animali - tre femmine e due maschi - in precedenza allevati nel parco naturale Peter und Paul di San Gallo. Fu il primo passo concreto di una «riconquista» risoltasi in un pieno successo (che, a partire da oggi, sabato 7 maggio, viene presentata al Natur Museum di San Gallo, vd link). L'avventura, però, comincia qualche anno prima, più precisamente il 6 giugno 1906 quando tre giovani animali vennero contrabbandati dalla Valle d'Aosta. Il «raid» era stato ideato da tre persone: il dottor Albert Girtanner (1839-1907), l'albergatore Robert Mäder (1847-1936) e il mecenate Emil Bächler (1868-1950), che finanziò l'acquisto. Un bracconiere fu pagato 800 franchi per capo, cifra enorme per l'epoca. In seguito arrivarono altri stambecchi, sempre in modo illegale: provenivano dal Gran Paradiso, riserva di caccia dei Savoia re d'Italia - che si opponevano all'esportazione - e unico luogo in cui il maestoso animale non fosse ancora estinto. Nelle Alpi centrali e orientali questo genere di capra era infatti già stato interamente sterminato nel 16-17esimo secolo, mentre in quelle occidentali aveva resistito sino al 19esimo secolo. Il Consiglio federale all'inizio coprì l'azione, poi addirittura la finanziò.
Lo stambecco veniva in precedenza cacciato per la carne e la pelle, ma anche per le presunte proprietà terapeutiche: la polvere ottenuta dalle corna era ad esempio considerata nel Medioevo atta ad aumentare la potenza sessuale dell'uomo. Oggi i rischi maggiori sono legati alle malattie, che colpiscono con virulenza proprio anche a causa della limitata diversità genetica degli animali «svizzeri», tutti discendenti dai loro pochi progenitori «reali». Ancora oggi l'insediamento di nuovi animali può quindi essere utile per rinnovare il patrimonio genetico.
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