


“Lei” fa la ritrosa e allora “Lui”, per convincerla, le suona una serenata, anche se lei non ha orecchie per sentirlo. Siamo forse impazziti, qui alla Fattoria? No, semplicemente cerchiamo di capire come funzionano l'amore e la vita intorno a noi. Dopo kola, squali, tartatughe e lucciole (vd suggeriti) oggi è la volta dei millepiedi. Ce ne sono anche in Ticino, è vero, ma quelli sui quali sono puntati i fari della scienza, di questi tempi, sono millepiedi sudafricani del genere Sphaerotherium. Millepiedi tozzi per i quali il mondo è grande e pericoloso. Quando qualcosa si avvicina loro, sia pur anche un individuo della stessa specie, la parola d’ordine è una sola: “appallottolarsi”. È così che da lunghi animaletti con tanti piedi diventano vere e proprie palle impenetrabili (la grandezza è quella di una pallina da ping-pong). Il loro scheletro esterno, la loro corazza, sono talmente ben strutturati che i pezzi s’incastrano alla perfezione (vd foto e video).
È a questo punto che nasce il problema. Come fanno a riconoscersi? Come comunicano le loro intenzioni? Fin dalle prime osservazioni si sapeva che i maschi di queste specie possono produrre dei suoni sfregando le appendici posteriori contro l’ultimo scudo della loro corazza, quando si trovano in presenza di una femmina. Recentemente il gruppo di ricerca guidato da Thomas Wesener - del Museo di ricerca zoologica Alexander Koenig di Bonn - ha scoperto che, sebbene le frequenze dei suoni prodotti da nove specie di questi millepiedi non differiscano molto, il “segreto” della comunicazione sta nella sequenza temporale. La femmina probabilmente non sente il suono, la “melodia”, ma riconosce il maschio della sua sua stessa specie da come le sue vibrazioni sono distribuite nel tempo. Riconosce il maschio amico dal “ritmo” della sua musica. È a quel punto che la femmina si srotola o non si appallottola neppure. Che è un po' come dire che, anche nel mondo dei millepiedi, avere il “ritmo” giusto può rivelarsi “vincente”.
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