









Vivere senza orologio! Un miraggio per molti. Ebbene, le renne ci sono riuscite. Loro, infatti,vivendo in un habitat - l'Artico - dove o è ininterrottamente giorno o ininterrottamente notte, per vivere non hanno bisogno di albe e tramonti. Il loro orologio biologico è stato definitivamente 'spento' e il corpo dell'animale non riconosce più l'alternanza giorno/notte, cioè ha perso le funzioni, ad esempio quelle ormonali, regolate dai ritmi giornalieri chiaro/scuro.
A dimostrarlo, con una ricerca pubblicata giovedì 10 marzo sulla rivista «Current Biology», Andrew Loudon della University of Manchester (GB) che con altri autori (vd link) sostiene che sia plausibile che anche altri animali che vivono in zone climaticamente così impervie abbiano abbandonato l'orologio biologico che assicura a tutti i mammiferi una corretta alternanza non solo dei ritmi sonno/veglia, ma anche delle funzioni biologiche che hanno una cadenza periodica.
L'orologio biologico è una struttura neurale molto importante: il suo funzionamento è assicurato dall'oscillazione di 'lancette molecolari', ovvero geni che si accendono e spengono ritmicamente. Contrariamente a quanto si è indotti a pensare, l'orologio interno del corpo - che ha una periodicità di circa 24 ore - resta in grado di tenere il segno del tempo anche se i ritmi luce/buio sono alterati e distorti. Una delle sue funzioni è regolare le oscillazioni ormonali tra cui quella della melatonina, un ormone che viene prodotto ciclicamente e la cui quantità aumenta di notte. Ebbene: nelle renne la periodicità interna della produzione di melatonina è persa, inoltre anche i geni (lancette la cui attività dovrebbe oscillare in modo periodico) non seguono alcuna periodicità. Come hanno fatto le renne a sopravvivere? Secondo gli autori hanno, semplicemente, deciso di disinteressarsi del giorno e della notte.
“Mille anni fa nella taiga viveva una donna che ogni giorno, per cinquant’anni, aveva imbracciato il suo arco e ucciso al primo colpo un orso, una marmotta, un’antilope o un daino. Una mattina, mentre era a caccia, le si avvicinò un animale che non aveva mai visto prima: grandi corna, pelliccia bianca e soffice. Era una renna, che non mostrava alcun timore nei confronti della cacciatrice. Anzi, cominciò ad annusare il terreno dove era passata. La donna che normalmente avrebbe impugnato l’arco e trafitta la preda senza pensarci un istante, rimase come pietrificata dalla meraviglia. Quando si riprese, la renna era già tornata nella foresta. La donna, allora, cercò un modo per attirare nuovamente quell’incantevole animale vicino alla sua tenda. E alla fine ci riuscì. Vennero addirittura sette renne, la donna avrebbe voluto catturarle e non ucciderle. Purtroppo conosceva solo l’arte della caccia, così chiese consiglio al vecchio saggio. “Intreccia una fune con la pelle di un’antilope bianca”, le disse lui. “Con quella potrai catturare uno degli animali dalle grandi corna e vedrai che tutti gli altri verranno al seguito”. La donna mise in opera il consiglio e in pochi giorni le renne popolarono la taiga. Poi arrivarono gli uomini.”
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