







Immaginatevi il Brasile, la foresta amazzonica, le isole del Pacifico, la Costa Rica. Pensate ai loro colori, ai paesaggi, agli spazi e agli esseri viventi che li popolano. Forse, così facendo, riuscirete ad intuire perché alcuni umani, a mo' di souvenirs, importano illegalmente, nei Paesi dove dovranno tornare, esseri viventi. Un'attività, questa, che sta sempre più prendendo piede e che viene definita "traffico di animali esotici" (per saperne di più non perdetevi il video con il reportage di Gherardo Milanesi).
Lo scorso anno, all’aeroporto di Zurigo-Kloten, sono stati una ventina gli animali esotici intercettati dai doganieri. Per lo più serpenti e ragni velenosi. Un numero esiguo in rapporto a quello che rivelano le statistiche europee e che si percepisce in rete (vd suggeriti). Ciò non significa però che la Svizzera sia piazza dimenticata dai trafficanti di animali esotici e risulti pertanto protetta dalle conseguenze che simili attività hanno anche sulla biodiversità. Il fenomeno che appare contenuto analizzando dati e cifre, risulta infatti esplosivo consultando l’indagine su vasta scala pubblicata sui «Proceedings of the National Academy of Sciences» e condotta da un gruppo di 26 ricercatori internazionali diretti da Susan Shirley della Oregon State University (vd pdf). L’Europa - si legge nell'indagine - è letteralmente invasa da specie aliene: rettili, pesci esotici, insetti anche pericolosi e portatori di malattie, piante e funghi. La causa? Non i cambiamenti climatici, bensì i soldi. Sono infatti la ricchezza e la densità della popolazione di un paese i fattori che determinano l'ingresso al suo interno di «specie aliene», sia animali, sia vegetali.
Pesci tropicali e tartarughe abbandonati nei corsi d'acqua che vanno a predare animali autoctoni; scoiattoli americani che «sfrattano» i cugini europei meno combattivi e ora a rischio di estinzione e poi tantissimi insetti (molti, come la zanzara tigre «clandestina» su navi zeppe di copertoni di TIR, trasportati inavvertitamente) alcuni dei quali estremamente nocivi. È questo, dicono gli autori dell'indagine, il disastroso «bottino» di un commercio illegale e miope. Le attività umane negli ultimi 50 anni hanno causato un boom di specie introdotte, alcune innocue, altre capaci di distruggere interi ecosistemi. «Le specie invasive - spiega Susan Shirley - sono responsabili di una pesante crisi ecologica. Noi abbiamo scoperto che la popolazione e la ricchezza di un paese sono importanti cause di questo problema». Nell'anno internazionale della biodiversità ci sembrava giusto ricordare che, in Europa, la biodiversità è a rischio... anche per questo.
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